Qualcuno di voi saprà che, insieme ad un amico, ho dato via al MoVimento 5 Stelle pure qui a Sant'Angelo. Presto saremo a farci conoscere in piazza, sotto il gazebo durante le fredde mattine domenicali, per ora stiamo cercando gente interessata a questo "gruppo di lavoro", perché così mi piace definirlo.
Ogni battaglia che si combatta ha bisogno di metodo e l'unico metodo per assumere importanza e visibilità a Sant'Angelo a tal punto da riuscire a cambiare le cose, secondo me, è quello di entrare a far parte dell'amministrazione o, per lo meno, dell'opposizione ufficiale, anche al di fuori del Consiglio comunale.
Qualcuno saprà che non impazzisco per Beppe Grillo per diversi motivi, a partire da alcuni fatti personali che vedono lui fare promesse nei miei confronti in maniera pubblica e poi non rispettarle, ma qui non si tratta di Grillo, si tratta di utilizzare un nome già noto, di far parte di un movimento già affermato (4.7% a livello nazionale, 5.5% nella Regione Molise, 10% nella sola Bologna) e che sostenga ideali meritevoli e condivisibili.
Il MoVimento santangiolino non ha superiori, non è legato ad obblighi di partito, ha carta bianca su qualunque decisione, questo perché è completamente autonomo, nasce e lavora a Sant'Angelo, è formato solo da abitanti di Sant'Angelo, nasce per Sant'Angelo, nell'interesse di Sant'Angelo.
Promuoverà un nuovo modo di amministrare, un nuovo modo di interagire con le persone, un nuovo modo di fare politica, un nuovo modo di vivere la città. Vuole cambiare la situazione attuale uscendo dagli schemi della politica che sono sempre uguali dai tempi della prima Repubblica, vuole ribadire l'importanza della sovranità popolare, dell'interesse pubblico e del valore di ogni singola persona.
Voi lo sapete, sono un sognatore, ma nell'ambito della socio-politica ho sempre mosso il culo, talvolta anche ottenendo risultati... Per questo ho deciso che a Sant'Angelo possa esser parte del MoVimento 5 Stelle al fine di realizzare il mio sogno: realizzare i sogni di tutti.
giovedì 20 ottobre 2011
mercoledì 19 ottobre 2011
A partire dalla Torino - Lione
Prima parlare del 15 Ottobre, per cui ci vorrebbe qualche ora, e del 23 Ottobre, per cui ci vorrebbe una dose di tranquillanti, voglio proporre semplicemente uno spot che andrà presto in onda su Rai Tre.
Lo trovate cliccando qui, perché non ho voglia di cercarne il link preciso per incorporarlo direttamente nel blog, anche se su Repubblica è facilissimo.
Io, che in tutta sincerità mi ritengo abbastanza preparato sull'argomento, lo doppierei così:
Lo trovate cliccando qui, perché non ho voglia di cercarne il link preciso per incorporarlo direttamente nel blog, anche se su Repubblica è facilissimo.
Io, che in tutta sincerità mi ritengo abbastanza preparato sull'argomento, lo doppierei così:
Immagina un futuro in cui non ci siano treni per i pendolari...Forse dovrei doppiarlo seriamente...
Immagina un futuro in cui le persone possono sentirsi servi di un'unica grande mafia: la 'ndrangheta...
Immagina l'aria infestata di amianto e un futuro ricco di nuove malattie...
Nuove linee veloci per i grandi corridoi europei: da Genova a Milano e da Lione a Ljubljana collegando Torino e Trieste...
Transpadana: ogni giorno vi inganniamo tutti, a partire dalla Torino - Lione.
lunedì 17 ottobre 2011
La storia del piccolo paese
C'era una volta un piccolo paese...
Nel piccolo paese c'erano le case a sud, la centrale elettrica per dar luce agli abitanti a est, un piccolo museo a nord e ad ovest, in mezzo ai boschi, anche una piccola baita.
Nelle case del piccolo paese vivevano tutti gli abitanti, tranne una famigliola che viveva nella piccola baita, ma che aveva sempre ospiti e riempiva così di gente la valle in cui si trovava il piccolo paese.
Un giorno il sindaco capitalista del piccolo paese, una persona coerente, un uomo tutto d'un pezzo, venne a sapere che dentro la montagna che fiancheggiava il piccolo paese, proprio nei pressi della piccola baita, si trovava un tesoro dal valore inestimabile.
Il piccolo paese però era molto attento all'ambiente, non avrebbe mai potuto permettere che si trivellasse la montagna per trovare il tesoro e il sindaco capitalista lo sapeva, quindi spiegò a tutti che non si sarebbe fatto alcun lavoro del genere, ma che erano state selezionate alcune persone per una semplice perlustrazione nella zona.
Ovviamente la famiglia della piccola baita si oppose ed alle sue lamentele si aggiunsero quelle dei tanti ospiti che la famiglia della piccola baita invitava ogni sera per giocare, mangiare e, qualche volta, passare la notte insieme. Gli ospiti della piccola baita tenevano particolarmente a quel posto e molti decisero di stabilirsi lì. Solo che, la piccola baita, proprio come dice il nome, era piccola, non poteva ospitarli tutti, quindi gli ospiti della piccola baita cominciarono a dormire per terra, poi in giro nei boschi, con delle piccole tende da campeggio, in piccoli sacchi a pelo.
Così il sindaco capitalista del piccolo paese cercò di calmare le acque e spiegò che non c'era da preoccuparsi, se si fosse superato il limite si sarebbe addirittura dimesso.
Un mattino però, gli abitanti della piccola baita vennero svegliati da forti rumori: si alzarono e videro una grande ruspa che distruggeva le loro terre, quando un agente si avvicinò per spiegare con molta gentilezza che il tesoro era diventato una priorità per il sindaco capitalista del piccolo paese e che lo avrebbero cercato proprio dove si trovava la piccola baita. Naturalmente, la famiglia della piccola baita si oppose e con lei anche gli ospiti, ma questa volta si aggiunsero alla protesta anche gli abitanti di tutto il piccolo paese, che divennero a loro volta ospiti della piccola baita.
Ma a nulla servirono le lamentele, dato che vennero recintate con il filo spinato la centrale elettrica, a est ed il piccolo museo a nord. Sui giornali del piccolo paese si annunciò l'inizio dei lavori che avrebbero permesso, nel giro di soli 20 anni, di trovare il tesoro.
La famiglia della piccola baita non capiva, visto che la piccola baita si trovava ad ovest, ma non poteva accettare quel che stava succedendo: le aeree recintate si riempirono di militari con grosse armi, inviati dal sindaco capitalista del piccolo paese, che avevano l'ordine di arrestare tutti gli ospiti della piccola baita che si lamentavano.
Gli ospiti della piccola baita, quelli che dormono in mezzo ai boschi, si lamentavano di continuo e i militari, ogni tanto, sparavo a qualcuno per cercare di spaventare gli altri... Come si dice, colpirne uno per educarne cento.
Tutto ciò costava molto alle casse del piccolo paese, ma il sindaco capitalista era sicuro che il tesoro avrebbe risolto ogni problema finanziario una volta trovato, iniziò quindi a tagliare i servizi per far fronte alla spesa.
La protesta degli ospiti della piccola baita si faceva sempre più imponente e soprattutto rumorosa. Nonostante fosse pacifica ogni tanto ci scappava il morto, sempre perché ogni tanto qualcuno va punito per questa brutta mania che ha di lamentarsi, ma i giornali del piccolo paese tacevano, anzi, facevano di più: scrivevano che i lavori procedevano bene.
Gli ospiti della piccola baita erano sempre più perplessi perché non era cominciato alcun lavoro: la zona interessata al tesoro era ad ovest e lì vivevano loro, mentre i militari stavano a est e a nord. Ma i giornali assicuravano, anche ai paesi vicini, che i lavori procedevano esattamente secondo i piani.
Un giorno i militari arrestarono una donna, una che viveva nei boschi intorno alla piccola baita dormendo in una piccola tenda, che non solo protestava facendo tanto rumore, ma urlava anche parole fortemente offensive come "diritti umani", "democrazia", "sovranità popolare", "cultura", "costituzione"... Insomma, una donnaccia. Venne processata e finì alla forca, così il sindaco capitalista del piccolo paese poté dimostrare agli altri piccoli paesi che lui sapeva gestire bene la situazione e che potevano fidarsi di lui al punto da donare qualche soldo, ogni tanto, al piccolo paese, così poi si sarebbe potuto dividere il tesoro.
Ma l'arresto non fermò la protesta degli ospiti della piccola baita che invece si distribuirono in tutto il territorio, invasero i piccoli paesi confinanti per spiegare a tutti gli abitanti cosa stava succedendo alla piccola baita.
Nel frattempo la situazione rimaneva stabile: a nord ed est vigilavano i militari, alla piccola baita non cominciava alcun lavoro per la ricerca del tesoro, ogni tanto veniva arrestato o sparato qualcuno, i giornali parlavano di lavori a buon punto ed il sindaco capitalista del piccolo paese si arricchiva con le donazioni dei piccoli paesi confinanti, che teneva tutte per sé.
Il sindaco capitalista del piccolo paese era ormai l'uomo più ricco che ci fosse, raccoglieva soldi da tantissimi piccoli paesi che, a loro volta, dovettero sospendere i servizi ai cittadini ed aumentare le tasse. Il sindaco capitalista del piccolo paese però era felicissimo, ormai nemmeno sapeva cosa farsene di tutti quei soldi, ma a lui piaceva possederli, si sentiva potente e forte.
Gli abitanti di tutti i piccoli paesi confinanti però stavano pian piano comprendendo la protesta degli ospiti della piccola baita e cominciavano anche ad esser disperati perché per cercare il tesoro erano arrivati a pagare tasse altissime e molti non arrivavano a fine mese.
Negli anni a venire la protesta si fece dunque sempre più grande, tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi esistenti erano ormai dalla parte degli ospiti della piccola baita. Anzi, erano diventati a loro volta ospiti della piccola baita. Per tutti i sindaci di tutti i piccoli paesi era ormai difficilissimo mantenere il controllo della situazione, tutti gli abitanti erano in rivolta e per loro era il caos.
Anche alcuni militari, che ormai non venivano nemmeno più pagati per il servizio che prestavano, cominciavano a porsi dalla parte degli ospiti della piccola baita e qualcuno di loro diventò anch'esso un ospite della piccola baita. Ma i giornali, pagati coi soldi dell'ormai ricchissimo sindaco capitalista del piccolo paese, continuavano a parlare di lavori che proseguivano e paragonava le proteste degli ospiti della piccola baita ad atti di terrorismo. Certo, nel piccolo paese ormai era divenuto fuori legge anche solo aprire un libro per studiare, quindi era davvero facile passare per terroristi.
Un giorno, tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi, affamati ed in cerca di diritti, decisero di raggiungere il sindaco capitalista del piccolo paese per esiliarlo e ristabilire la pace nella zona. Giunti al suo ufficio però non credettero ai loro occhi: una stanza piena di montagne di denaro, banconote ovunque, tutto era fatto di banconote e monete: i tavoli, le sedie, i quadri, i fogli... Nel piccolo bagno dell'ufficio del sindaco capitalista del piccolo paese anche la carta igienica era fatta di banconote di grosso taglio. Ma del sindaco capitalista nessuna traccia.
Lo trovarono tempo dopo, mentre raccoglievano tutte le ricchezze per distribuirle a tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi: era ormai senza vita, affogato sotto una montagna costruita coi suoi stessi soldi, quelli che aveva sottratto a tutti i piccoli paesi confinanti. Ne aveva raccolti così tanti da perderne il controllo e così morì sommerso dalla propria avidità e dal proprio egoismo.
Il piccolo paese distribuì equamente tutti i soldi, così tutti i piccoli paesi confinanti si stabilizzarono, i militari poterono tornare dalle loro famiglie, il piccolo paese riottenne l'accesso alla centrale elettrica ed al piccolo museo e costruirono insieme un nuovo piccolo paese in cui vigeva la legge dell'amore, della fratellanza, della libertà e dell'uguaglianza.
E la famiglia della piccola baita? Continuò a vivere serena in mezzo ai boschi, ospitando ogni giorno decine di amici. Il fantomatico tesoro non venne più cercato. Mai più.
Nel piccolo paese c'erano le case a sud, la centrale elettrica per dar luce agli abitanti a est, un piccolo museo a nord e ad ovest, in mezzo ai boschi, anche una piccola baita.
Nelle case del piccolo paese vivevano tutti gli abitanti, tranne una famigliola che viveva nella piccola baita, ma che aveva sempre ospiti e riempiva così di gente la valle in cui si trovava il piccolo paese.
Un giorno il sindaco capitalista del piccolo paese, una persona coerente, un uomo tutto d'un pezzo, venne a sapere che dentro la montagna che fiancheggiava il piccolo paese, proprio nei pressi della piccola baita, si trovava un tesoro dal valore inestimabile.
Il piccolo paese però era molto attento all'ambiente, non avrebbe mai potuto permettere che si trivellasse la montagna per trovare il tesoro e il sindaco capitalista lo sapeva, quindi spiegò a tutti che non si sarebbe fatto alcun lavoro del genere, ma che erano state selezionate alcune persone per una semplice perlustrazione nella zona.
Ovviamente la famiglia della piccola baita si oppose ed alle sue lamentele si aggiunsero quelle dei tanti ospiti che la famiglia della piccola baita invitava ogni sera per giocare, mangiare e, qualche volta, passare la notte insieme. Gli ospiti della piccola baita tenevano particolarmente a quel posto e molti decisero di stabilirsi lì. Solo che, la piccola baita, proprio come dice il nome, era piccola, non poteva ospitarli tutti, quindi gli ospiti della piccola baita cominciarono a dormire per terra, poi in giro nei boschi, con delle piccole tende da campeggio, in piccoli sacchi a pelo.
Così il sindaco capitalista del piccolo paese cercò di calmare le acque e spiegò che non c'era da preoccuparsi, se si fosse superato il limite si sarebbe addirittura dimesso.
Un mattino però, gli abitanti della piccola baita vennero svegliati da forti rumori: si alzarono e videro una grande ruspa che distruggeva le loro terre, quando un agente si avvicinò per spiegare con molta gentilezza che il tesoro era diventato una priorità per il sindaco capitalista del piccolo paese e che lo avrebbero cercato proprio dove si trovava la piccola baita. Naturalmente, la famiglia della piccola baita si oppose e con lei anche gli ospiti, ma questa volta si aggiunsero alla protesta anche gli abitanti di tutto il piccolo paese, che divennero a loro volta ospiti della piccola baita.
Ma a nulla servirono le lamentele, dato che vennero recintate con il filo spinato la centrale elettrica, a est ed il piccolo museo a nord. Sui giornali del piccolo paese si annunciò l'inizio dei lavori che avrebbero permesso, nel giro di soli 20 anni, di trovare il tesoro.
La famiglia della piccola baita non capiva, visto che la piccola baita si trovava ad ovest, ma non poteva accettare quel che stava succedendo: le aeree recintate si riempirono di militari con grosse armi, inviati dal sindaco capitalista del piccolo paese, che avevano l'ordine di arrestare tutti gli ospiti della piccola baita che si lamentavano.
Gli ospiti della piccola baita, quelli che dormono in mezzo ai boschi, si lamentavano di continuo e i militari, ogni tanto, sparavo a qualcuno per cercare di spaventare gli altri... Come si dice, colpirne uno per educarne cento.
Tutto ciò costava molto alle casse del piccolo paese, ma il sindaco capitalista era sicuro che il tesoro avrebbe risolto ogni problema finanziario una volta trovato, iniziò quindi a tagliare i servizi per far fronte alla spesa.
La protesta degli ospiti della piccola baita si faceva sempre più imponente e soprattutto rumorosa. Nonostante fosse pacifica ogni tanto ci scappava il morto, sempre perché ogni tanto qualcuno va punito per questa brutta mania che ha di lamentarsi, ma i giornali del piccolo paese tacevano, anzi, facevano di più: scrivevano che i lavori procedevano bene.
Gli ospiti della piccola baita erano sempre più perplessi perché non era cominciato alcun lavoro: la zona interessata al tesoro era ad ovest e lì vivevano loro, mentre i militari stavano a est e a nord. Ma i giornali assicuravano, anche ai paesi vicini, che i lavori procedevano esattamente secondo i piani.
Un giorno i militari arrestarono una donna, una che viveva nei boschi intorno alla piccola baita dormendo in una piccola tenda, che non solo protestava facendo tanto rumore, ma urlava anche parole fortemente offensive come "diritti umani", "democrazia", "sovranità popolare", "cultura", "costituzione"... Insomma, una donnaccia. Venne processata e finì alla forca, così il sindaco capitalista del piccolo paese poté dimostrare agli altri piccoli paesi che lui sapeva gestire bene la situazione e che potevano fidarsi di lui al punto da donare qualche soldo, ogni tanto, al piccolo paese, così poi si sarebbe potuto dividere il tesoro.
Ma l'arresto non fermò la protesta degli ospiti della piccola baita che invece si distribuirono in tutto il territorio, invasero i piccoli paesi confinanti per spiegare a tutti gli abitanti cosa stava succedendo alla piccola baita.
Nel frattempo la situazione rimaneva stabile: a nord ed est vigilavano i militari, alla piccola baita non cominciava alcun lavoro per la ricerca del tesoro, ogni tanto veniva arrestato o sparato qualcuno, i giornali parlavano di lavori a buon punto ed il sindaco capitalista del piccolo paese si arricchiva con le donazioni dei piccoli paesi confinanti, che teneva tutte per sé.
Il sindaco capitalista del piccolo paese era ormai l'uomo più ricco che ci fosse, raccoglieva soldi da tantissimi piccoli paesi che, a loro volta, dovettero sospendere i servizi ai cittadini ed aumentare le tasse. Il sindaco capitalista del piccolo paese però era felicissimo, ormai nemmeno sapeva cosa farsene di tutti quei soldi, ma a lui piaceva possederli, si sentiva potente e forte.
Gli abitanti di tutti i piccoli paesi confinanti però stavano pian piano comprendendo la protesta degli ospiti della piccola baita e cominciavano anche ad esser disperati perché per cercare il tesoro erano arrivati a pagare tasse altissime e molti non arrivavano a fine mese.
Negli anni a venire la protesta si fece dunque sempre più grande, tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi esistenti erano ormai dalla parte degli ospiti della piccola baita. Anzi, erano diventati a loro volta ospiti della piccola baita. Per tutti i sindaci di tutti i piccoli paesi era ormai difficilissimo mantenere il controllo della situazione, tutti gli abitanti erano in rivolta e per loro era il caos.
Anche alcuni militari, che ormai non venivano nemmeno più pagati per il servizio che prestavano, cominciavano a porsi dalla parte degli ospiti della piccola baita e qualcuno di loro diventò anch'esso un ospite della piccola baita. Ma i giornali, pagati coi soldi dell'ormai ricchissimo sindaco capitalista del piccolo paese, continuavano a parlare di lavori che proseguivano e paragonava le proteste degli ospiti della piccola baita ad atti di terrorismo. Certo, nel piccolo paese ormai era divenuto fuori legge anche solo aprire un libro per studiare, quindi era davvero facile passare per terroristi.
Un giorno, tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi, affamati ed in cerca di diritti, decisero di raggiungere il sindaco capitalista del piccolo paese per esiliarlo e ristabilire la pace nella zona. Giunti al suo ufficio però non credettero ai loro occhi: una stanza piena di montagne di denaro, banconote ovunque, tutto era fatto di banconote e monete: i tavoli, le sedie, i quadri, i fogli... Nel piccolo bagno dell'ufficio del sindaco capitalista del piccolo paese anche la carta igienica era fatta di banconote di grosso taglio. Ma del sindaco capitalista nessuna traccia.
Lo trovarono tempo dopo, mentre raccoglievano tutte le ricchezze per distribuirle a tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi: era ormai senza vita, affogato sotto una montagna costruita coi suoi stessi soldi, quelli che aveva sottratto a tutti i piccoli paesi confinanti. Ne aveva raccolti così tanti da perderne il controllo e così morì sommerso dalla propria avidità e dal proprio egoismo.
Il piccolo paese distribuì equamente tutti i soldi, così tutti i piccoli paesi confinanti si stabilizzarono, i militari poterono tornare dalle loro famiglie, il piccolo paese riottenne l'accesso alla centrale elettrica ed al piccolo museo e costruirono insieme un nuovo piccolo paese in cui vigeva la legge dell'amore, della fratellanza, della libertà e dell'uguaglianza.
E la famiglia della piccola baita? Continuò a vivere serena in mezzo ai boschi, ospitando ogni giorno decine di amici. Il fantomatico tesoro non venne più cercato. Mai più.
sabato 15 ottobre 2011
Giornata della rabbia: perché non sono in piazza
Sono costretto a scrivere queste parole con l'amaro in bocca, perché davvero ci tenevo tanto a partecipare a questa manifestazione, ma alcuni imprevisti e problemi me l'hanno impedito.
Innanzitutto il costo, che era accettabile, poi è salito, poi è ri-sceso, ma ormai avevo preso impegni (in parte sempre relativi alla manifestazione)...
Inoltre, se devo spendere dei soldi, dato che ce n'è pochi, vorrei farlo con intelligenza. In cosa si trasformerà questa rivolta? Sarà un altro 14 Dicembre di scontri, massacri, paura e fughe? In questo caso non voglio farne parte, perché in quell'occasione fui fra i pochi a rimanere sino alla fine, quando cercavamo di star dalla parte di alcuni studenti medi braccati da Carabinieri che si vantavano di come avevano picchiato giovani ed anziani pochi istanti prima. E cosa ne conseguì? Un sacco di danni alla città per vedere, dal giorno successivo, scemare una rabbia ed una indignazione che, sfruttata nel modo giusto, avrebbe permesso la presa del Senato nel giro di un paio d'ore.
Ci saranno scontri oggi, è prevedibilissimo, personalmente temo un altro Giuliani, Ma per cosa? Per mantenere le piazze, occupare le strade ad oltranza ed invadere Montecitorio; solo così ci sto, altrimenti è inutile rischiare un altro arresto, spendere soldi, tempo e fatica. Servono idee chiare, spirito di sacrificio e determinazione: se si vuole prendere la piazza bisogna farlo con tenda, coperta e sacco a pelo, non bisogna smuoversi dal punto che si è deciso di occupare e bisogna studiare insieme una strategia di lavoro per ottenere il maggior impatto mediatico possibile e raggiungere il maggior numero di obiettivi limitando la violenza all'indispensabile.
Se Roma, dopo la giornata di oggi, rimarrà occupata, io raggiungerò i compagni.
Innanzitutto il costo, che era accettabile, poi è salito, poi è ri-sceso, ma ormai avevo preso impegni (in parte sempre relativi alla manifestazione)...
Inoltre, se devo spendere dei soldi, dato che ce n'è pochi, vorrei farlo con intelligenza. In cosa si trasformerà questa rivolta? Sarà un altro 14 Dicembre di scontri, massacri, paura e fughe? In questo caso non voglio farne parte, perché in quell'occasione fui fra i pochi a rimanere sino alla fine, quando cercavamo di star dalla parte di alcuni studenti medi braccati da Carabinieri che si vantavano di come avevano picchiato giovani ed anziani pochi istanti prima. E cosa ne conseguì? Un sacco di danni alla città per vedere, dal giorno successivo, scemare una rabbia ed una indignazione che, sfruttata nel modo giusto, avrebbe permesso la presa del Senato nel giro di un paio d'ore.
Ci saranno scontri oggi, è prevedibilissimo, personalmente temo un altro Giuliani, Ma per cosa? Per mantenere le piazze, occupare le strade ad oltranza ed invadere Montecitorio; solo così ci sto, altrimenti è inutile rischiare un altro arresto, spendere soldi, tempo e fatica. Servono idee chiare, spirito di sacrificio e determinazione: se si vuole prendere la piazza bisogna farlo con tenda, coperta e sacco a pelo, non bisogna smuoversi dal punto che si è deciso di occupare e bisogna studiare insieme una strategia di lavoro per ottenere il maggior impatto mediatico possibile e raggiungere il maggior numero di obiettivi limitando la violenza all'indispensabile.
Se Roma, dopo la giornata di oggi, rimarrà occupata, io raggiungerò i compagni.
giovedì 13 ottobre 2011
Voi dareste fiducia ad un mafioso?
Non voglio entrare nel merito politico della vicenda di qualche giorno fa, ho già spiegato i fatti qui e su Facebook ho dato ragione a Berlusconi che parla di errore tecnico perché, parliamoci chiaro, il peggio (IL PEGGIO) che possa succedere con un nuovo voto di fiducia sarebbero 314 voti per la maggioranza e 293 per gli avversari (a cui non voglio affibbiare il nome di "opposizione"). Il titolo che ho scelto per questo articolo altro non è che il testo di un cartellone che portai a Roma lo scorso 14 Dicembre.
Questo perché si corre il rischio, come accennato, di veder porre alla Camera un nuovo voto di fiducia per tentare di dare una spallata al Governo. Se ciò venisse fatto prima di Sabato sarebbe il caos: Berlusconi vincerebbe e le piazze, già in rivolta il giorno 15 per la giornata della rabbia (mobilitazione mondiale da gli USA all'Europa tutta), esploderebbero. Nulla vieta il fatto che questo verbo possa divenire qualcosa di diverso da una metafora.
I cosiddetti indignati si preparano oggi ad una nuova notte in tenda, in via Nazionale, si parla di 970 pullman da tutta Italia (dato non verificato) che Sabato mattina fermerebbero le gomme sul suolo romano, movimenti di tutti i tipi e sindacati di base pronti ad invadere la Capitale, SEL, IDV e PD decisi a fiancheggiare i manifestanti (purtroppo, aggiungerei).
Dunque una domanda: Chi di noi darebbe fiducia ad un mafioso? Qualcuno ora commenterà che Berlusconi non ha alcuna condanna per Mafia, che io sono in malafede, che sono di parte (embè?) etc... A costoro rispondo con tale video e chiedo di ignorare gli ultimi secondi, in cui parla una voce fuori campo che non mi rappresenta.
Silvio Berlusconi difende a gran voce due soggetti non indifferenti dunque, Dell'Utri e Mangano, ammettendo di averci avuto spesso a che fare in passato e di avere con loro un rapporto di amicizia. Ecco, al contrario di quanto sostenga il Presidente però, Marcello Dell'Utri è stato condannato a sette anni di carcere in primo e secondo grado dal Tribunale di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa rispettivamente nel 2004 e nel 2009.
Non solo! Oltre a proteggere tale mafioso, riesce anche a schierarsi dalla parte di Vittorio Mangano, sostenendo (programma Ominubus, su La7, 9 Aprile 2008) la tesi di Dell'Utri secondo cui una delle "teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia" (così lo definì Falcone) sarebbe un eroe.
Come non bastasse Silvio Berlusconi è stato per anni a capo del partito politico fondato da Marcello Dell'Utri, Forza Italia, sostenendo cui il suo lavoro ed anche le sue malefatte. È evidente che un uomo così vicino a Cosa Nostra e così deciso a proteggerne i membri abbia degli scheletri nell'armadio o abbia, per lo meno, interessi personali che lo leghino alla Mafia.
Dunque, come lo scorso Dicembre, torno a domandare, voi dareste fiducia ad un mafioso? Undici mesi fa risposero di sì...
Questo perché si corre il rischio, come accennato, di veder porre alla Camera un nuovo voto di fiducia per tentare di dare una spallata al Governo. Se ciò venisse fatto prima di Sabato sarebbe il caos: Berlusconi vincerebbe e le piazze, già in rivolta il giorno 15 per la giornata della rabbia (mobilitazione mondiale da gli USA all'Europa tutta), esploderebbero. Nulla vieta il fatto che questo verbo possa divenire qualcosa di diverso da una metafora.
I cosiddetti indignati si preparano oggi ad una nuova notte in tenda, in via Nazionale, si parla di 970 pullman da tutta Italia (dato non verificato) che Sabato mattina fermerebbero le gomme sul suolo romano, movimenti di tutti i tipi e sindacati di base pronti ad invadere la Capitale, SEL, IDV e PD decisi a fiancheggiare i manifestanti (purtroppo, aggiungerei).
Dunque una domanda: Chi di noi darebbe fiducia ad un mafioso? Qualcuno ora commenterà che Berlusconi non ha alcuna condanna per Mafia, che io sono in malafede, che sono di parte (embè?) etc... A costoro rispondo con tale video e chiedo di ignorare gli ultimi secondi, in cui parla una voce fuori campo che non mi rappresenta.
Silvio Berlusconi difende a gran voce due soggetti non indifferenti dunque, Dell'Utri e Mangano, ammettendo di averci avuto spesso a che fare in passato e di avere con loro un rapporto di amicizia. Ecco, al contrario di quanto sostenga il Presidente però, Marcello Dell'Utri è stato condannato a sette anni di carcere in primo e secondo grado dal Tribunale di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa rispettivamente nel 2004 e nel 2009.
Non solo! Oltre a proteggere tale mafioso, riesce anche a schierarsi dalla parte di Vittorio Mangano, sostenendo (programma Ominubus, su La7, 9 Aprile 2008) la tesi di Dell'Utri secondo cui una delle "teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia" (così lo definì Falcone) sarebbe un eroe.
Come non bastasse Silvio Berlusconi è stato per anni a capo del partito politico fondato da Marcello Dell'Utri, Forza Italia, sostenendo cui il suo lavoro ed anche le sue malefatte. È evidente che un uomo così vicino a Cosa Nostra e così deciso a proteggerne i membri abbia degli scheletri nell'armadio o abbia, per lo meno, interessi personali che lo leghino alla Mafia.
Dunque, come lo scorso Dicembre, torno a domandare, voi dareste fiducia ad un mafioso? Undici mesi fa risposero di sì...
venerdì 30 settembre 2011
Lunedì prossimo la sentenza per i fatti di Arcore
Domenica 6 Febbraio il Popolo Viola organizzava una manifestazione contro il Presidente Silvio Berlusconi ad Arcore, presso la sua residenza. Per problemi di numeri, così almeno è stato dichiarato, la protesta è stata poi spostata innanzi al Municipio.
L'idea non è piaciuta ai più, in poco tempo è quindi nato un corteo spontaneo che ha tentato di raggiungere Villa San Martino senza però riuscirci a causa delle Forze dell'Ordine che l'hanno impedito.
Qualche ora dopo un gruppo di manifestanti si è spostato in direzione della stazione ed ha occupato pacificamente un incrocio, serenamente, comunicando coi passanti e gli automobilisti. Qui son partire le cariche della Polizia che hanno arrestato me e Giacomo, senza motivo, senza che stessimo svolgendo alcun atto violento o vandalico, nel frattempo molti ragazzi sono stati manganellati nonostante fossero tutti in fila con le mani alzate in segno di innocuità.
Diverse ore dopo, fra le 22 e le 23, è stato deciso di accusarci di resistenza a pubblico ufficiale. Il giorno successivo, dopo una notte in cella, c'è stato il processo per direttissima durante il quale sono stati convalidati gli arresti, il 22 Marzo una balzana udienza per l'ascolto dei testimoni (Digos e Polizia) e Lunedì 3 Ottobre ci sarà la sentenza.
A presto per gli aggiornamenti!
L'idea non è piaciuta ai più, in poco tempo è quindi nato un corteo spontaneo che ha tentato di raggiungere Villa San Martino senza però riuscirci a causa delle Forze dell'Ordine che l'hanno impedito.
Qualche ora dopo un gruppo di manifestanti si è spostato in direzione della stazione ed ha occupato pacificamente un incrocio, serenamente, comunicando coi passanti e gli automobilisti. Qui son partire le cariche della Polizia che hanno arrestato me e Giacomo, senza motivo, senza che stessimo svolgendo alcun atto violento o vandalico, nel frattempo molti ragazzi sono stati manganellati nonostante fossero tutti in fila con le mani alzate in segno di innocuità.
Diverse ore dopo, fra le 22 e le 23, è stato deciso di accusarci di resistenza a pubblico ufficiale. Il giorno successivo, dopo una notte in cella, c'è stato il processo per direttissima durante il quale sono stati convalidati gli arresti, il 22 Marzo una balzana udienza per l'ascolto dei testimoni (Digos e Polizia) e Lunedì 3 Ottobre ci sarà la sentenza.
A presto per gli aggiornamenti!
mercoledì 14 settembre 2011
sabato 3 settembre 2011
Sette giorni per tornare alle origini...
Arrivato a Canicattì il Mercoledì sera mi aspettavo di fissare il rientro per Sabato, massimo Domenica, appena dopo il matrimonio di Ester per cui avevo raggiunto la punta dello stivale. Ovviamente il tutto è andato diversamente, come ogni volta che mi impegno a programmare qualcosa, dunque mi sono trattenuto per sette giorni.
Andiamo per ordine. Ester è mia cugina, una bellissima cugina col viso da bambolina che gentilmente mi ha invitato al proprio matrimonio da favola. "Da favola" perché certe cose le avevo viste solo nelle storie che leggevo da bambino... Suo marito, Salvatore, anch'esso un bel ragazzo, l'ho conosciuto la sera del mio arrivo (se non vado errando) e mi ha fatto una buona impressione.
Sempre quella sera ho conosciuto anche un cugino francese che vive a Parigi, Alessandro, con cui mi sono trovato subito in sintonia e con cui ho passato la maggior parte del tempo divertendomi alla stragrande ed imparando un sacco di cose nuove; spero che per lui sia stato lo stesso. Alessandro è una delle (decine di) persone conosciute questa estate con cui non intendo interrompere i rapporti, anche se dovremmo impegnarci a bere e fumare di meno quando stiamo insieme. Ale deve ancora imparare a fare il caffè. Quello vero! :D
Le persone degne di nota conosciute in questa vacanza sono davvero tante, ma ovviamente non le scriverò tutte considerando anche che mi sono svegliato tipo un'ora fa quindi voglia zero, ma non posso evitare di scrivere di Jasmine (si legge "Iasmìn", brutti ignoranti!). La cuginetta è molto carina e piena di ragazzini che le ronzano attorno, ma è anche una ragazza intelligente e con la testa sulle spalle. Ha aiutato me e Ale a non perdere la testa in diverse occasioni, mentre in altre ce l'ha fatta perdere lei... Oltre alla pazienza...
Finite le presentazioni principali stendiamo poche parole sul matrimonio: credo che mai più vedrò uno spettacolo simile! Non saprei descriverlo in breve effettivamente... Un luogo, anzi, una location (cit.) fantastica, una quantità (e qualità) di cibo senza eguali, un'atmosfera magica, un divertimento assoluto! Soprattutto un matrimonio giovane, tutt'altro che noioso, adatto a tutti.
Per il resto mi sono divertito ogni giorno grazie alle persone con cui ho passato del tempo e debbo ringraziare tutti per l'ospitalità degna dei veri terroni :)
Andiamo per ordine. Ester è mia cugina, una bellissima cugina col viso da bambolina che gentilmente mi ha invitato al proprio matrimonio da favola. "Da favola" perché certe cose le avevo viste solo nelle storie che leggevo da bambino... Suo marito, Salvatore, anch'esso un bel ragazzo, l'ho conosciuto la sera del mio arrivo (se non vado errando) e mi ha fatto una buona impressione.
Sempre quella sera ho conosciuto anche un cugino francese che vive a Parigi, Alessandro, con cui mi sono trovato subito in sintonia e con cui ho passato la maggior parte del tempo divertendomi alla stragrande ed imparando un sacco di cose nuove; spero che per lui sia stato lo stesso. Alessandro è una delle (decine di) persone conosciute questa estate con cui non intendo interrompere i rapporti, anche se dovremmo impegnarci a bere e fumare di meno quando stiamo insieme. Ale deve ancora imparare a fare il caffè. Quello vero! :D
Le persone degne di nota conosciute in questa vacanza sono davvero tante, ma ovviamente non le scriverò tutte considerando anche che mi sono svegliato tipo un'ora fa quindi voglia zero, ma non posso evitare di scrivere di Jasmine (si legge "Iasmìn", brutti ignoranti!). La cuginetta è molto carina e piena di ragazzini che le ronzano attorno, ma è anche una ragazza intelligente e con la testa sulle spalle. Ha aiutato me e Ale a non perdere la testa in diverse occasioni, mentre in altre ce l'ha fatta perdere lei... Oltre alla pazienza...
Finite le presentazioni principali stendiamo poche parole sul matrimonio: credo che mai più vedrò uno spettacolo simile! Non saprei descriverlo in breve effettivamente... Un luogo, anzi, una location (cit.) fantastica, una quantità (e qualità) di cibo senza eguali, un'atmosfera magica, un divertimento assoluto! Soprattutto un matrimonio giovane, tutt'altro che noioso, adatto a tutti.
Per il resto mi sono divertito ogni giorno grazie alle persone con cui ho passato del tempo e debbo ringraziare tutti per l'ospitalità degna dei veri terroni :)
lunedì 15 agosto 2011
Il dono dell'ubiquità
Secondo Massimo Numa, noto giornalista (parolone!) de "La Stampa", il sottoscritto sarebbe in grado di trovarsi in più posti, anche molto lontani, contemporaneamente. Devo ammettere che mi piacerebbe avere poteri simili, ma per ora mantengo i normali limiti di tutti i comuni esseri umani.
L'articolo in questione risale ad oggi, 15 Agosto 2011 e si può trovare qui. L'autore trascrive esplicitamente il nome di due ragazze piemontesi molto attive e pacifiche, che spesso si sono distinte appunto per i loro tentativi di comunicazione verbale con le Forze del cosiddetto Ordine; dopodiché, fra le ultime righe, compaiono anche il mio nome ed il mio cognome, con tanto di indicazioni circa la mia funzione all'interno del movimento:
Tutti ben sanno che io, seppur con grande tristezza (causata da una lunga serie di motivi), ho lasciato il campeggio chiomontino lo scorso venerdì, percorrendo le solite linee Chiomonte-Torino, Torino-Milano. Lo testimonia anche Facebook.
Ecco l'ennesima dimostrazione dell'attendibilità della stampa italiana; dopo le evidenti pressioni ricevute dalla Digos direttamente in Valle la scorsa settimana, il mio nome finisce su un giornale leggibile online in tutta Italia (e pure all'estero) riportando una grandissima menzogna che potrebbe provocare anche delle ripercussioni nella mia sfera sociale: nel caso io ieri sera avessi rinunciato a qualche impegno cosa penserebbe di me ora la gente coinvolta? Ora si vedrà come reagire, fatto sta che questo non può essere chiamato "giornalismo".
L'articolo in questione risale ad oggi, 15 Agosto 2011 e si può trovare qui. L'autore trascrive esplicitamente il nome di due ragazze piemontesi molto attive e pacifiche, che spesso si sono distinte appunto per i loro tentativi di comunicazione verbale con le Forze del cosiddetto Ordine; dopodiché, fra le ultime righe, compaiono anche il mio nome ed il mio cognome, con tanto di indicazioni circa la mia funzione all'interno del movimento:
Ieri infine Digos e carabinieri dei Cacciatori di Calabria hanno bloccato una quarantina di attivisti, guidati da Simone Cavalcanti, un lodigiano in Val Susa da mesi, ormai esperto di sentieri e postazioni. Quasi tutti residenti fuori dal Piemonte. Tra questi, alcuni soggetti con precedenti di polizia per scontri di piazza avvenuti in tutta Italia.I fatti si riferiscono alla sera prima, 14 Agosto 2011 dunque, ma come è possibile che io fossi in Valle a guidare i NOTAV se mi trovavo a S.Angelo Lodigiano? In via Mazzini per l'esattezza. Com'è possibile che ieri sera io abbia dialogato, giocato, scherzato, bevuto e mangiato in compagnia di gente che si trovava a S.Angelo?
Tutti ben sanno che io, seppur con grande tristezza (causata da una lunga serie di motivi), ho lasciato il campeggio chiomontino lo scorso venerdì, percorrendo le solite linee Chiomonte-Torino, Torino-Milano. Lo testimonia anche Facebook.
Ecco l'ennesima dimostrazione dell'attendibilità della stampa italiana; dopo le evidenti pressioni ricevute dalla Digos direttamente in Valle la scorsa settimana, il mio nome finisce su un giornale leggibile online in tutta Italia (e pure all'estero) riportando una grandissima menzogna che potrebbe provocare anche delle ripercussioni nella mia sfera sociale: nel caso io ieri sera avessi rinunciato a qualche impegno cosa penserebbe di me ora la gente coinvolta? Ora si vedrà come reagire, fatto sta che questo non può essere chiamato "giornalismo".
giovedì 11 agosto 2011
Cavalcanti! Vieni qua! Documenti!
Questa mattina mi sono alzato molto tardi; non che avessi sonno, ho forzato molto la mia permanenza in tenda, ma ero scazzato perché questa notte sono andato a nanna dopo un'assemblea spontanea che ha prodotto molte conclusioni su cui meditare parecchio.
Lavatomi i denti ho mangiato due fette biscottate ed ho conosciuto Carla ed Alfio, con cui, anche in compagnia di Paola, ci siamo diretti alla Baita. Il percorso non è difficile, in un quarto quarto d'ora, massimo venti minuti, si giunge facilmente a destinazione e si ammirano sia gli splendidi paesaggi della Valle, sia la natura semi-incontaminata dei boschi. Il "semi" è dovuto, visto e considerato tutto ciò che ha prodotto la militarizzazione dell'area.
Arrivati alle spalle del Museo Archelogico (Occupato dalle Forze dell'Ordine), oltre ai bei ricordi hanno cominciato a riaffiorare le solite scritte SI TAV probabilmente realizzate dagli sbirri. Una di noi ha cominciato a coprirle con un pennarello. In quel momento sento alle mie spalle: "Cavalcanti! Vieni qua! Documenti!". Eccoti spuntare il solito digossino che ormai mi cura ovunque vada con la sua faccia antipatica ed i suoi modi saccenti, minacciando la ragazza di denunciarla per imbrattamento (chissà se l'han fatto davvero)...
Ci han tenuti fermi quaranta minuti, portando via i nostri documenti per i soliti "controlli di Polizia", così li definiscono. Ovviamente quando mi hanno restituito la carta di identità questa non era più nel suo involucro, perché evidentemente non si sono accorti che essendo trasparente si può leggere attraverso... Il tutto è stato ovviamente accompagnato dalle classiche riprese video della Polizia Scientifica.
Ancora mi chiedo per quale motivo mi chiedano i documenti tutti i giorni. Mica cambiano, son sempre gli stessi... Successivamente siamo riusciti ad arrivare a destinazione, abbiamo girato un po', conosciuto persone e cose... Ma di questo parlerò in un altro articolo.
Lavatomi i denti ho mangiato due fette biscottate ed ho conosciuto Carla ed Alfio, con cui, anche in compagnia di Paola, ci siamo diretti alla Baita. Il percorso non è difficile, in un quarto quarto d'ora, massimo venti minuti, si giunge facilmente a destinazione e si ammirano sia gli splendidi paesaggi della Valle, sia la natura semi-incontaminata dei boschi. Il "semi" è dovuto, visto e considerato tutto ciò che ha prodotto la militarizzazione dell'area.
Arrivati alle spalle del Museo Archelogico (Occupato dalle Forze dell'Ordine), oltre ai bei ricordi hanno cominciato a riaffiorare le solite scritte SI TAV probabilmente realizzate dagli sbirri. Una di noi ha cominciato a coprirle con un pennarello. In quel momento sento alle mie spalle: "Cavalcanti! Vieni qua! Documenti!". Eccoti spuntare il solito digossino che ormai mi cura ovunque vada con la sua faccia antipatica ed i suoi modi saccenti, minacciando la ragazza di denunciarla per imbrattamento (chissà se l'han fatto davvero)...
Ci han tenuti fermi quaranta minuti, portando via i nostri documenti per i soliti "controlli di Polizia", così li definiscono. Ovviamente quando mi hanno restituito la carta di identità questa non era più nel suo involucro, perché evidentemente non si sono accorti che essendo trasparente si può leggere attraverso... Il tutto è stato ovviamente accompagnato dalle classiche riprese video della Polizia Scientifica.
Ancora mi chiedo per quale motivo mi chiedano i documenti tutti i giorni. Mica cambiano, son sempre gli stessi... Successivamente siamo riusciti ad arrivare a destinazione, abbiamo girato un po', conosciuto persone e cose... Ma di questo parlerò in un altro articolo.
mercoledì 10 agosto 2011
Mi hanno identificato per la mia azione criminale
Ieri sono arrivato a Chiomonte in perfetto orario: 18.57.
Una ventina di minuti per arrivare al campeggio (Pina era in ritardo e non avevo voglia di aspettare) e subito ho montato il mio rifugio, quindi ho deciso di dare una mano a dei compagni di Cremona che avevano problemi con la loro tenda. In serata, sempre con loro, ho acceso un fuoco che ci ha tenuti al caldo fino circa all'una...
Questa mattina mi sono alzato tardi, una lavata veloce con la freddissima acqua della Dora e poi giù al ponte. Il cancello è aperto, sempre, perché ormai c'è poca gente, ma gli sbirri si sono accampanti anche sulla collinetta che avrei voluto utilizzare come zona pranzo/cena. Stronzi. La loro area, occupata più o meno legittimamente, si estende sempre più; sono peggio della muffa.
Qui non sta succedendo nulla di particolare, motivo per cui fra qualche giorno mi sposterò alla Baita, però questa mattina sono stato identificato in quanto ho appiccicato delle pericolosissime foto su un cartellone nei pressi del cancello. Oggi, forse, insegneremo agli sbirri l'alfabeto, perché ho come l'impressione che non siano molto evoluti, dato che per identificarmi hanno estratto la carta d'identità dalla bustina in cui era contenuta: il classico involucro trasparente dei documenti...
Una ventina di minuti per arrivare al campeggio (Pina era in ritardo e non avevo voglia di aspettare) e subito ho montato il mio rifugio, quindi ho deciso di dare una mano a dei compagni di Cremona che avevano problemi con la loro tenda. In serata, sempre con loro, ho acceso un fuoco che ci ha tenuti al caldo fino circa all'una...
Questa mattina mi sono alzato tardi, una lavata veloce con la freddissima acqua della Dora e poi giù al ponte. Il cancello è aperto, sempre, perché ormai c'è poca gente, ma gli sbirri si sono accampanti anche sulla collinetta che avrei voluto utilizzare come zona pranzo/cena. Stronzi. La loro area, occupata più o meno legittimamente, si estende sempre più; sono peggio della muffa.
Qui non sta succedendo nulla di particolare, motivo per cui fra qualche giorno mi sposterò alla Baita, però questa mattina sono stato identificato in quanto ho appiccicato delle pericolosissime foto su un cartellone nei pressi del cancello. Oggi, forse, insegneremo agli sbirri l'alfabeto, perché ho come l'impressione che non siano molto evoluti, dato che per identificarmi hanno estratto la carta d'identità dalla bustina in cui era contenuta: il classico involucro trasparente dei documenti...
sabato 6 agosto 2011
La chiamano Protezione CIVILE
Gli italiani riescono ogni giorno a stupirmi di più: appena abbasso un attimo la guardia pensando che il fondo sia ormai stato toccato, ecco che spunta qualche idiota munito di pala e piccone, perché impegnandosi è sempre possibile arrivare ancora più in basso!
Così, in seguito al mio arresto dello scorso 6 Febbraio, eccoti il pidiellino di turno che pensa bene di usare la mia immagine per sputtanare conoscenti ed amici che mi stanno attorno, magari apprezzando la mia compagnia...
Si scatena quindi il caos, provocato un po' dall'arroganza delle persone in malafede, un po' dall'ingenuità delle persone, un po' dai giornali che mi dipinsero come un violento. Si fa girare una foto di me ad una festa tranquilla e divertente e si cerca di smontare chi, in quell'occasione, aveva voluto e permesso la mia presenza, sapendo che nulla di male poteva trasparire in tutto ciò...
Insomma, la solita storia di gossip all'italiana, la solita storia di infamia all'italiana, la solita storia di idioti italiani. Ne consegue che la gente non ci sta: queste azioni sono vergognose e non delineano certo un comportamento adulto e responsabile.
La Protezione Civile di San Colombano quindi si sfalda e tutta la gente con cervello presenta le proprie dimissioni, anche i fondatori. Ora rimangono solo i cretini pidiellini, senza i numeri di prima e con metà delle competenze...
La chiamano Protezione CIVILE.
Così, in seguito al mio arresto dello scorso 6 Febbraio, eccoti il pidiellino di turno che pensa bene di usare la mia immagine per sputtanare conoscenti ed amici che mi stanno attorno, magari apprezzando la mia compagnia...
Si scatena quindi il caos, provocato un po' dall'arroganza delle persone in malafede, un po' dall'ingenuità delle persone, un po' dai giornali che mi dipinsero come un violento. Si fa girare una foto di me ad una festa tranquilla e divertente e si cerca di smontare chi, in quell'occasione, aveva voluto e permesso la mia presenza, sapendo che nulla di male poteva trasparire in tutto ciò...
Insomma, la solita storia di gossip all'italiana, la solita storia di infamia all'italiana, la solita storia di idioti italiani. Ne consegue che la gente non ci sta: queste azioni sono vergognose e non delineano certo un comportamento adulto e responsabile.
La Protezione Civile di San Colombano quindi si sfalda e tutta la gente con cervello presenta le proprie dimissioni, anche i fondatori. Ora rimangono solo i cretini pidiellini, senza i numeri di prima e con metà delle competenze...
La chiamano Protezione CIVILE.
lunedì 11 luglio 2011
Verbale di perquisizione personale. Notare che 7+9 dovrebbe fare 16, non 15
Oggetto: Verbale di perquisizione personale, ai sensi dell'art. 4 legge 152/75 di operata nei confronti di:
CAVALCANTI Simone, nato a Milano il 23.03.1989, residente a Sant'Angelo Lodigiano (LO) in Via Calabresi nr.10, libero studente, identificato mediante c.i. nr. AO2202434, rilasciata dal comune di Sant'Angelo Lodigiano in data 19.12.2007
L'anno 2011 addì 04 del mese di luglio alle ore 18.40 in Chiomonte (TO) negli uffici del Comando Stazione Carabinieri.--
I sottoscritti Ufficiale e/o Agenti di P.G. Mar.Ca. DE MARCO Eugenio e App.Sc. NIEDDU Gian Mario, effettivi al reparto in intestazione, Mar.Ca. MORFUNI Massimo, in servizio al 6° BTG Toscana, nel corso di servizio di vigilanza e ordine pubblico, danno atto che in data odierna dalle ore 18.20 alle ore 18.30 nelle circostanze di luogo suddette hanno proceduto alla identificazione della persona in oggetto indicata, trovata in atteggiamento sospetto alla stazione ferroviaria di Chiomonte e a seguito dei disordini avvenuti in loco in occasione della manifestazione dei movimento NOTAV accaduti il giorno 03.07.2011, data la necessità e l'urgenza che non consentivano un tempestivo intervento dell'A.G., hanno proceduto alla perquisizione, al solo fine di accertare l'eventuale possesso di armi, esplosivo o strumenti atti ad offendere indosso al CAVALCANTI Simone.--------/
Prima di procedere alla perquisizione CAVALCANTI Simone è stato informato della facoltà di farsi assistere da un legale o da altra persona di fiducia purché prontamente reperibile e in merito lo stesso riferiva: non ho intenzione di farmi assistere da un legale.-------//
La perquisizione ha dato esito positivo, in quanto all'interno della tasca destra dei pantaloni veniva rinvenuto nr.1 (uno) coltello marca Opinel France, con manico in legno e ferro lungo 9 cm e lama a punta lunga 7 cm, per una lunghezza totale di cm 15.-------//
All'interno dello zaino veniva altresì rinvenuto: una mascherina da protezione da gas con filtro, occhialini da piscina color azzurro, un casco protettivo da montagna marca Salewa di colore rosso.------//
Per quanto sopra, configurandosi l'ipotesi di reato di cui all'art.4 legge nr.110/1975 ""Porto di armi ed oggetti atti ad offendere", si procedeva a sequestrare l'arma predetta e il materiale suddetto con atto a parte.-----//
Di quanto sopra è stato contestualmente redatto il presente verbale in triplice copia di cui una viene consegnata all'interessato, una viene trasmessa immediatamente al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino per la convalida e l'altra conservata negli atti di questo ufficio.-------------------------------------
F.L.C.S. in data e luogo di cui sopra.--------
CAVALCANTI Simone, nato a Milano il 23.03.1989, residente a Sant'Angelo Lodigiano (LO) in Via Calabresi nr.10, libero studente, identificato mediante c.i. nr. AO2202434, rilasciata dal comune di Sant'Angelo Lodigiano in data 19.12.2007
L'anno 2011 addì 04 del mese di luglio alle ore 18.40 in Chiomonte (TO) negli uffici del Comando Stazione Carabinieri.--
I sottoscritti Ufficiale e/o Agenti di P.G. Mar.Ca. DE MARCO Eugenio e App.Sc. NIEDDU Gian Mario, effettivi al reparto in intestazione, Mar.Ca. MORFUNI Massimo, in servizio al 6° BTG Toscana, nel corso di servizio di vigilanza e ordine pubblico, danno atto che in data odierna dalle ore 18.20 alle ore 18.30 nelle circostanze di luogo suddette hanno proceduto alla identificazione della persona in oggetto indicata, trovata in atteggiamento sospetto alla stazione ferroviaria di Chiomonte e a seguito dei disordini avvenuti in loco in occasione della manifestazione dei movimento NOTAV accaduti il giorno 03.07.2011, data la necessità e l'urgenza che non consentivano un tempestivo intervento dell'A.G., hanno proceduto alla perquisizione, al solo fine di accertare l'eventuale possesso di armi, esplosivo o strumenti atti ad offendere indosso al CAVALCANTI Simone.--------/
Prima di procedere alla perquisizione CAVALCANTI Simone è stato informato della facoltà di farsi assistere da un legale o da altra persona di fiducia purché prontamente reperibile e in merito lo stesso riferiva: non ho intenzione di farmi assistere da un legale.-------//
La perquisizione ha dato esito positivo, in quanto all'interno della tasca destra dei pantaloni veniva rinvenuto nr.1 (uno) coltello marca Opinel France, con manico in legno e ferro lungo 9 cm e lama a punta lunga 7 cm, per una lunghezza totale di cm 15.-------//
All'interno dello zaino veniva altresì rinvenuto: una mascherina da protezione da gas con filtro, occhialini da piscina color azzurro, un casco protettivo da montagna marca Salewa di colore rosso.------//
Per quanto sopra, configurandosi l'ipotesi di reato di cui all'art.4 legge nr.110/1975 ""Porto di armi ed oggetti atti ad offendere", si procedeva a sequestrare l'arma predetta e il materiale suddetto con atto a parte.-----//
Di quanto sopra è stato contestualmente redatto il presente verbale in triplice copia di cui una viene consegnata all'interessato, una viene trasmessa immediatamente al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino per la convalida e l'altra conservata negli atti di questo ufficio.-------------------------------------
F.L.C.S. in data e luogo di cui sopra.--------
venerdì 8 luglio 2011
Siamo tutti Black Bloc!
Almeno sette ore di guerriglia ininterrotta, lacrimogeni usati come proiettili per colpire direttamente i manifestanti, migliaia di persone costrette a respirare gas CS, arma vietata in tutte le guerre internazionali... Servono davvero poche parole per descrivere quei momenti. I miei occhi bruciano ancora se li strofino, la mia pelle è ancora calda, mal di stomaco e di testa si alternano e distraggono dalle cose importanti...
Il tutto è iniziato Sabato sera, coi preparativi al presidio di Chiomonte: si prevedeva, vista l'esperienza del Lunedì precedente, un massiccio uso di lacrimogeni al CS, quindi ecco preparare tutti insieme decine di bottiglie piene di acqua e Maalox o bicarbonato, distribuire i limoni, le bandane per coprire naso e bocca... Si preparava in allegria, seppur con un po' di tensione, tutto il materiale dedito al primo soccorso, si spiegava cosa fare e dove andare, si raccomandava di non prendere iniziative stupide, di non isolarsi, di rispettare i compagni, di non aggregarsi a percorsi che non si fosse stati sicuri di riuscire ad affrontare fino in fondo... Qualche bicchiere di vino ed un piatto di pasta accompagnava la serata precedente alla manifestazione, in compagnia, in allegria, coltivando speranza e buonumore.
Il mattino successivo mi sono alzato presto: durante la notte era salito un forte vento che aveva ribaltato un gazebo, fatto volar via un tenda e rovinato il sonno a molti... Anche a me, perché ho passato diverse ore a sistemare la condizione della mia tenda. Insieme a diversi uomini e donne di ogni età abbiamo cominciato a riordinare il presidio, preparare la colazione ed offrirla a chi, man mano, raggiungeva il posto; molto lavoro, ma tutt'altro che pesante vista la situazione amichevole e familiare che rendeva tutto molto bello. Unica preoccupazione per noi che sapevamo i dettagli della giornata era la condizione dei compagni che partivano da Giaglione: qualche telefonata ogni tanto calmava gli animi, ma non a lungo, perché quella parte di manifestanti avrebbe dovuto assediare, circondare le recinzioni della Maddalena e rimanere lì, nei pressi del cantiere, in mezzo alle terre tolte ai rispettivi proprietari in maniera illegittima, intorno a quella zona che per cinque mesi avevano presidiato con amore e coraggio. Lo scopo era quello di trasmettere un messaggio forte: la Valle non ci sta. L'Italia nemmeno. Siamo qui e non ce ne andiamo.
Dall'altra parte intanto, nella zona del presidio in cui mi trovavo io, Beppe Grillo teneva il suo discorso. Personalmente penso che non fosse il luogo né il momento, seppur ciò che ho sentito l'ho in gran parte condiviso, fatto sta che ha attirato un sacco di gente davanti alle barricate, da cui è scappato appena cominciati i problemi. C'era davvero tantissima gente, i tornanti che portavano a Chiomonte erano stracolmi, ma io pensavo ai compagni alla Maddalena, a quanto stessero soffrendo ed a quanto noi non stessimo facendo nulla per evitarlo.
Pochi minuti ed è cominciato il caos: si vede un casco, ai nostri piedi vengono sparati i lacrimogeni al CS, ci si allontana di corsa verso l'alto, qualcuno di noi cade ripetutamente, spesso siamo costretti ad arrampicarci ove la morfologia del terreno non permetteva di correre o saltare. Ero quasi in testa al gruppo, ad un tratto mi volto e vedo che solo un compagno mi sta seguendo; tutt'ora non so che fine abbiano fatto gli altri, se son scappati altrove, se son stati fermati, se hanno avuto problemi per il gas... Non so nulla e spesso ci penso. Davanti a me correvano un ragazzo ed una ragazza, che durante la fuga ho perso, per poi ritrovarli più avanti, rimanendo dunque in quattro contando il ragazzo che correva con me. Per un lungo tratto siamo stati seguiti, continuavano a lanciarci lacrimogeni, poi siamo riusciti a trovare dove ripararci, bere, riposarci e soprattutto conoscerci. Dalla nostra postazione vedevamo perfettamente la Maddalena, le decine di camionette che continuavano ad arrivare dall'autostrada e le scene di guerriglia spaventose... L'uso ininterrotto del CS, i tentativi di caricare della Polizia... Era assurdo: quello che stavamo osservando non era un cantiere, ma un vero campo militare, attorniato da scene di battaglia che parevano di un film...
Ma la battaglia non era finita, le forze armate avanzavano, molta gente scappava nei boschi (dalla parte opposta a quella dove mi ero diretto io in precedenza) o verso il paese, i Poliziotti (anzi, forse quelli erano Carabinieri) istigavano ed insultavano le persone mentre prendevano il controllo della strada, della montagna e del ponte. Proprio dal ponte (da cui sparavano ad altezza uomo) sarebbero partite le prime cariche serie se un uomo del 118, da solo, non si fosse piazzato in mezzo fra i militari ed i manifestanti alzando una bandiera bianca e cercando un'intesa. Fino a sera decine di NOTAV non si sono comunque spostati dalla propria postazione, dietro ad una barricata improvvisata con un bagno chimico.
Ripulita l'area del presidio sono andato a Chiomonte, dove una cara signora mi ha concesso un posto letto ed un pasto in pizzeria in sua compagnia. Il giorno dopo, al mattino, risistemazione del presidio e pulizia della zona di guerriglia con recupero del materiale integro. Alle 18.09 avevo il treno da Chiomonte, ma alle 18.05 i Carabinieri mi hanno prelevato e portato in caserma dove sono rimasto per due ore di perquisizioni, controlli e domande. Avevo un coltellino, un Opinel di quelli classici che si usano in campeggio: denuncia. Per loro era un'arma atta ad offendere... Vedete voi.
FONTE
giovedì 30 giugno 2011
Il gas usato contro i NOTAV? Tossico. L'Italia è in guerra.
La situazione alla Maddalena è degenerata: la valle è completamente militarizzata, la zona del cantiere è sorvegliata ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, attorniata dal filo spinato e controllata con telecamere ad infrarossi. Vengono impiegati in tutto 2.000 militari che, coi dovuti turni, coprono il territorio per un numero che arriva a 600 ogni giorno. Nel territorio c'è un continuo spostamento di mezzi blindati vanno e vengono da Chiomonte; uno di questi ha addirittura investito una pensionata di 65 anni, Anna Reccia, senza nemmeno accorgersene: gli agenti hanno scoperto ciò che avevano combinato solo perché casualmente sarebbe caduto loro l'occhio sugli specchietti retrovisori e così avrebbero visto la donna a terra.
Insomma, un vero e proprio campo di guerra.
Durante gli sgomberi di Lunedì mattina sono state lanciate centinaia di cartucce a frammentazione per rilasciare gas CS, orto-clorobenziliden-malononitrile usato come gas lacrimogeno, contro centinaia di persone inermi, giovani ed anziani, alcuni dei quali sono anche stati male. Quello che la gente sa è che in Italia vengono usati spesso i lacrimogeni per smaltire qualsiasi tipo di protesta collettiva (difficilmente se ne parla associando i fatti alla cattura o persecuzione dei criminali), ciò che non viene detto è che questo tipo di gas (usato anche durante i fatti del G8 di Genova) è addirittura proibito nelle guerre internazionali.
Per questo motivo quello inflitto ai manifestanti qualche giorno fa può essere considerato un vero e proprio massacro, senza poi contare la distruzione e vandalizzazione del campo, delle tende, degli oggetti... Quanto costa poi l'utilizzo di questa enorme struttura militare al popolo italiano? Agli svariati miliardi investiti in un progetto che probabilmente non vedrà mai il compimento, oltre alla distruzione di un territorio, quanti soldi si dovranno aggiungere per dieci anni di militarizzazione quotidiana della valle?
L'unica realtà incontestabile è che il Governo abbia lanciato una vera e propria guerra contro i propri Cittadini. A dieci anni dal disastro del G8, dei fatti della scuola Diaz, ecco che in Italia torna la paura per possibili soprusi di un intero esercito contro il popolo civile manifestante, la paura che ancora una volta ci scappi il morto in seguito alla difesa dei propri diritti.
Mai come ora: "Chi si fa i cazzi suoi oggi fa parte del problema: non si può restare in casa, fuori c'è la guerra, non è tempo di parole, scuse o di omertà" (Cit. Guai a chi ci tocca, 1995, 99 Posse).
FONTE
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martedì 28 giugno 2011
Emergenza rifiuti: nel '95 era Milano ad affogare fra i rifiuti
Fatti di cronaca che sicuramente non conosceranno i più giovani, ma che dovrebbero far sorgere parecchie domande e riflessioni a chi ancora, dopo le evidenti infiltrazioni camorristiche nella crisi napoletana, ritiene che il Capoluogo campano debba risolvere da solo i propri problemi...
Correva l'anno 1995, la Capitale industriale del Bel Paese era amministrata dalla Lega Nord e Marco Formentini, al suo secondo anno da Sindaco, doveva affrontare una crisi pesantissima: quella dello smaltimento dei rifiuti. Allora Milano si appoggiava alla discarica di Cerro Maggiore, di proprietà di Paolo Berlusconi che, al centro delle polemiche, fu costretto a cedere poi parte delle quote di proprietà (il 50%) alla Simec, l'azienda che gestiva la discarica, e ad altre società. I problemi sono cominciati nel momento in cui Roberto Formigoni, già Presidente della Regione Lombardia, decise di prorogare di 18 mesi l'apertura della discarica di Cerro che invece doveva essere chiusa per volere dei Cittadini stessi, che ricevuta la notizia non si fecero intimidire, scesero in strada e bloccarono totalmente l'impianto.
Ciò che accadde dopo è facile da intuire: Milano non poteva smaltire i rifiuti e nel giro di poco sprofondò nell'emergenza. Si parla di almeno 20.000 tonnellate di immondizia sparse per le strade milanesi, metà delle quali situate nel piazzale attiguo alla municipalizzata dei rifiuti, nei pressi nell'Ospedale San Raffaele. L'immagine simbolo di quel periodo fu proprio via Olgettina stracolma di montagne di sacchi neri; non si può dire, 16 anni dopo, che la strada si sia completamente liberata dalla monnezza, anche se oggi è di altro genere...
Ciò che è curioso conoscere di questa storia è proprio la soluzione: Milano da sola non sarebbe mai riuscita a smaltire tutto il pattume presente nelle strade, nei vicoli e nelle piazze, quindi corse in aiuto dell'amministrazione Leghista un uomo che, allora, era Presidente dell'Emilia Romagna: Pier Luigi Bersani. Bersani comunicò che "In queste ore abbiamo sentito il dovere di rispondere all'appello del sindaco di Milano in ordine all'emergenza ambientale che la città sta vivendo. La Regione Emilia-Romagna ha condotto una ricognizione delle possibilità di smaltimento. In accordo con i Sindaci di Ravenna, di Ferrara e di Sogliano (Rimini), ho comunicato al Sindaco di Milano ed alla Regione Lombardia la disponibilità a una intesa per l'utilizzazione dei rispettivi impianti; questo al fine di risolvere nel più breve tempo possibile l'emergenza che investe la città di Milano".
Così in breve tempo l'assessore all'ambiente milanese firmò l'accordo che avrebbe permesso lo smaltimento di 9.000 tonnellate di rifiuti negli appositi siti di Ravenna, Ferrara e Forlì, verso cui viaggiarono mezzi carichi di immondizia per tutto il mese di Dicembre. Altri impianti che il Comune di Milano utilizzò per superare la crisi furono quelli di Trinitapoli (Foggia) e Gubbio (Perugia). Una collaborazione che vide ben tre regioni (di cui due del Meridione) accorrere in aiuto del capoluogo lombardo sommerso dai rifiuti come oggi lo è Napoli, una dimostrazione di solidarietà ed unità che dovrebbe insegnare molto.
Chissà se Calderoli, cercando in tutti i modi di fermare il Decreto che permetterebbe a De Magistris di ripulire la sua città, pensa mai a questa storia che ha riguardato proprio il suo partito, la Lega Nord, che allora amministrava da sola Milano.
FONTE
domenica 12 giugno 2011
Gli italiani al voto! Ma spuntano i primi tentativi di sabotaggio...
FONTE
Questa mattina alle ore otto gli italiani hanno cominciato la tanto attesa corsa al quorum: servono 25.332.487 voti e, secondo il Viminale, è alta la possibilità che l'affluenza raggiunga il 65%. Molti Cittadini non hanno voluto tardare di un solo minuto e già presidiavano i seggi all'apertura, pronti a dar sfogo alla propria mano armata di matita; non solo giovani, ma anche uomini e donne di una certa età, tutti pronti a rivendicare il proprio diritto al voto e, si spera, a crocettare quattro fantastici "SÌ".
I primi rilevamenti indicano la media di affluenza al voto sopra l'11%, con picchi di sedici punti percentuali in Emilia Romagna. Sebbene questo dato possa sembrare tutt'altro che rassicurante, l'agenzia ANSA riporta tale affermazione:
Qualunque sia stato il quesito referendario ed il tipo di referendum, la consultazione degli archivi del Viminale dice che quando la prima rilevazione dell'affluenza alle urne e' stata a due cifre, come nel caso di oggi, si e' sempre raggiunto il quorum. Che si sia votato in un solo giorno o in due giorni; che sia andati alle urne solo in Italia o che sia stata data opportunita' anche agli italiani all'estero; che la prima rilevazione sia stata fatta alle ore 11 o alle 12, il dato finale e' rimasto omogeneo: il quorum e' stato sempre superato.
ATTENZIONE! Non vuol dire che chi ancora non ha espresso il proprio voto sia autorizzato a starsene a casa ora! Siamo solamente all'inizio del cammino ed i seggi saranno aperti oggi sino alle 22.00 e domani dalle 7.00 alle 15.00.Ancora in forse, inoltre, i voti degli italiani residenti in alcuni Paesi esteri che, sempre secondo fonti non confermate, non avrebbero nemmeno ricevuto le schede. Per non parlare del quesito sul nucleare, per il quale ancora non si sa se varranno i voti dei residenti all'estero... Non arrendiamoci comunque e riflettiamo sul fatto che, a maggior ragione, è indispensabile il voto di tutti!
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domenica 22 maggio 2011
¡Gracias a todos los compañeros de 15M!
Cosa sono il 15M e la SpanishRevolution
Diretta streaming di Puerta de Sol, Madrid
!Gracias a todos los compañeros de Puerta de Sol!
Diretta streaming di Puerta de Sol, Madrid
!Gracias a todos los compañeros de Puerta de Sol!
venerdì 20 maggio 2011
mercoledì 11 maggio 2011
La risposta di "Libera l'Informazione" alle parole di Berlusconi
Da un po' sto completamente ignorando il blog, ma questo lo riporto...

È evidente che il Premier abbia dato il meglio di sé nell'elencare una serie di stupidaggini colossali, ma siamo abbastanza certi che i suoi elettori e, chissà, magari anche alcuni elettori della Lega, non vogliano scoprirsi dal paraocchi e intendano credere a tutte le cretinate comunicate nel video. A questo punto abbiamo pensato di provare a dare una contro-risposta almeno alle parti salienti del discorso di Silvio Berlusconi, nella speranza che queste righe vengano diffuse almeno quanto quel video in modo da soddisfare il - tanto sbandierato dal centro-destra - diritto di replica, o contraddittorio che dir si voglia.
Il discorso comincia con la presentazione delle elezioni amministrative, ma noi non ci soffermeremo sulle parole stese in merito al Comune di Milano (o agli altri Comuni interessati), perché solo chi vi abita sarebbe in grado di commentare ed argomentare degnamente; il Presidente parla direttamente all'ascoltatore, si esprime dando del tu, come parlasse ad un amico, scelta sicuramente discutibile, ma di poco rilievo in ciò che andremo ad affrontare...
Ma non si ferma, ci tiene a perseguire le brutte figure e va a toccare allora altri due tasti molto dolenti della situazione italiana: i rifiuti a Napoli ed il terremoto in Abruzzo. Per entrambi sostiene di esser intervenuto tempestivamente, ma noi tutti sappiamo che non è affatto vero! Ad oggi Napoli è ancora sommersa dai rifiuti (proprio questa mattina ne abbiamo parlato nelle notizie flash) e per quanto riguarda L'Aquila non verranno stese parole, solo un'immagine risalente a Luglio 2010 (una fra tante fotografie scattate). Se questo è un intervento tempestivo...
La risposta di "Libera l'Informazione" alle parole di Berlusconi
Ieri pomeriggio, tramite notizie flash e Facebook vi abbiamo riportato alcune affermazioni rilasciate dal Presidente Silvio Berlusconi tramite un video-messaggio su YouTube. Il filmato (potete visualizzarlo qui) dura poco meno di sette minuti e dovrebbe servire da supporto alle prossime elezioni milanesi, ma in realtà si trasforma nel solito miscuglio di fesserie di un vecchietto che, negli ultimi venti anni, altro non ha raccolto se non fallimenti.È evidente che il Premier abbia dato il meglio di sé nell'elencare una serie di stupidaggini colossali, ma siamo abbastanza certi che i suoi elettori e, chissà, magari anche alcuni elettori della Lega, non vogliano scoprirsi dal paraocchi e intendano credere a tutte le cretinate comunicate nel video. A questo punto abbiamo pensato di provare a dare una contro-risposta almeno alle parti salienti del discorso di Silvio Berlusconi, nella speranza che queste righe vengano diffuse almeno quanto quel video in modo da soddisfare il - tanto sbandierato dal centro-destra - diritto di replica, o contraddittorio che dir si voglia.
Il discorso comincia con la presentazione delle elezioni amministrative, ma noi non ci soffermeremo sulle parole stese in merito al Comune di Milano (o agli altri Comuni interessati), perché solo chi vi abita sarebbe in grado di commentare ed argomentare degnamente; il Presidente parla direttamente all'ascoltatore, si esprime dando del tu, come parlasse ad un amico, scelta sicuramente discutibile, ma di poco rilievo in ciò che andremo ad affrontare...
La prima affermazione degna di nota è certamente questa: "Saremmo tutti meno liberi se la sinistra ritornasse al potere e mettesse in atto i programmi che essa stessa ha annunciato". Come commentare? Difficile farlo, se non chiedendosi come faccia a parlare così il leader di un partito che ha depositato una proposta di legge per eliminare la sovranità popolare, che vuole ritoccare quella voce della Costituzione che impedirebbe di ricostruire il disciolto partito fascista e che sta tentando di censurare i libri di scuola. Un uomo vicino a mafiosi come Marcello Dell'Utri o a dittatori come Mubarak e Gheddafi, un individuo a capo di un Governo che impedisce la libera informazione attraverso la TV pubblica circa i Referendum previsti nel Paese, che caccia dalle trasmissioni i personaggi scomodi, che reprime le manifestazioni popolari pacifiche con la forza, i manganelli ed i lacrimogeni. Insomma, potremmo proseguire all'infinito, rischieremmo di non finire più, quindi continuiamo nella visione del video-messaggio...
Il Presidente continua elencando una piccola lista di nuove tasse che, a suo dire, verrebbero introdotte dalla sinistra (ma ha ancora senso, in Italia e nel 2011, parlare di destra e sinistra?) se questa dovesse andare al Governo e qui sorge una domanda spontanea: davvero il Presidente del Consiglio dei Ministri non si è accorto di tutte le tasse introdotte o aumentate non dalla sinistra, ma proprio dal centro-destra? Davvero non si è accorto che con 10 euro non si riescono a raggiungere nemmeno i sette litri di benzina? Davvero non si è accorto degli aumenti dei costi dell'acqua, dei pedaggi autostradali, dei biglietti ferroviari, dei tabacchi, del canone Rai... Anche qui potrei andare avanti, dato che sono oltre venti le tasse nuove o aumentate dal Governo Berlusconi; ma proseguiamo...
Non manca di far riferimento anche alle frontiere, che verrebbero non aperte, ma addirittura spalancate dalla sinistra in modo da poter acquisire i voti degli extracomunitari giunti in Italia. Conclude questa parentesi vantandosi invece del lavoro dell'attuale Governo, che effettivamente si è dimostrato intellettualmente molto elevato: con proposte di fucilazioni dei barconi e rimpatri dei tunisini che lo stesso Berlusconi, parlando alla TV tunisina, aveva invitato a cercare lavoro nel Bel Paese.
Il Primo Ministro parla poi della crisi economica mondiale che ha investito, ovviamente, anche l'Italia, ma che sarebbe stata affrontata meglio che in altri Paesi: lo dimostrano cifre come il 29% di giovani disoccupati, ma potrebbero dimostrarlo anche i lavoratori FIAT, i ricercatori delle Università, gli stagisti, i pensionati e tutti quanti i precari. Lo potrebbero dimostrare le famiglie che ormai vivono di prestiti e finanziamenti, gli uomini e le donne costretti al doppio lavoro... Insomma, il capitale della famiglia Berlusconi è senza dubbio aumentato, quello dei "non-imprenditori" sicuramente no, anzi, è precipitato nel baratro e probabilmente non dal 2008, ma addirittura dall'introduzione incontrollata dell'Euro. "Abbiamo affrontato la crisi senza mettere mai - dico mai - le mani nelle tasche degli italiani" dice lui; in effetti, come mettere le mani nelle tasche di un popolo rimasto in mutande? Benché al quarto minuto di video abbia ormai raggiunto quello che potrebbe sembrare l'apice della buffonaggine, eccolo partire con l'elenco delle riforme che, in qualche modo, avrebbe portato a compimento la sua squadra di Governo: tutte riforme disprezzate dalla maggior parte della popolazione, tutte le riforme che sono state contestate a lungo nelle piazze dell'intera Nazione.
Il video si conclude con il solito attacco a Fini, Casini, alle Toghe rosse etc... Nel classico stile incivile del Presidente del Consiglio. Che vogliamo fare? Continuare a credere alle parole di un presunto statista come questo? Noi decisamente no.
(Simone Cavalcanti)
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