domenica 20 novembre 2011

AWN 0.4.0 on Gentoo

Ultimamente in Portage sono stati inseriti i pacchetti gnome-extra/avant-window-navigator e gnome-extra/avant-window-navigator-extras alla versione 0.4.0, ovviamente segnati come unstable, peccato che non si riescano a compilare :P

Il problema sta in due file che creerebbero problemi: 
* Detected file collision(s):
 *
 *     /usr/lib64/awn/applets/separator/separator.so
 *     /usr/share/avant-window-navigator/applets/separator.desktop
La soluzione è estremamente semplice ed è quella di eliminare tali file, che  tanto poi reinstallando si mettono a posto...
rm /usr/lib64/awn/applets/separator/separator.so
rm /usr/share/avant-window-navigator/applets/separator.desktop
A questo punto si possono emergere i pacchetti, la configurazione di AWN sarà completamente sputtanata (non chiedetemi perché, sarebbe carino provare a farne prima un backup), ma si potrà lanciare la nuova versione dell'applicazione. Probabilmente non funzionerà il configuratore, non ho annotato l'errore completo, ma in breve non trova il file libawn.so.0; questo perché AWN ha sempre inserito i propri file nelle cartelle più assurde, mentre ora sembra abbia iniziato a rispettare gli standard, solo che va a cercarli ancora nelle vecchie cartelle: a sto punto basterebbe dunque creare un link simbolico da /usr/lib a /usr/local/lib, ma noi siamo pigri quindi faremo risolvere il problema al pc:
revdep-rebuild

sabato 12 novembre 2011

Depositata querela contro Massimo Numa

Il 15 Ottobre 2011, come riferito in questo articolo, tale Massimo Numa, noto giornalista pro-TAV de La Stampa, scriveva qualcosa di fantastico:
Ieri infine Digos e carabinieri dei Cacciatori di Calabria hanno bloccato una quarantina di attivisti, guidati da Simone Cavalcanti, un lodigiano in Val Susa da mesi, ormai esperto di sentieri e postazioni. Quasi tutti residenti fuori dal Piemonte. Tra questi, alcuni soggetti con precedenti di polizia per scontri di piazza avvenuti in tutta Italia.
Si riferiva alla serata precedente, il 14 Agosto, accusandomi di fatti assolutamente inventati, quando in realtà io non ero presente nemmeno nelle serate del 13 e del 12... 
Poco male, chi sbaglia è giusto che paghi, quindi nel pomeriggio di Giovedì 10 Novembre ho firmato tutte le carte necessarie all'avvocato per depositare un'adeguata querela.

Massimo Numa, come tanti altri giornalisti, dovrebbe imparare a ragionare prima di scrivere perché i soggetti coinvolti nelle bugie dei suoi articoli rischiano di perderci la faccia e la credibilità. A me non è la prima volta che succede e sinceramente mi sarei anche rotto i maroni...

venerdì 11 novembre 2011

Il Paese deve collassare

Prima dell'annuncio delle dimissioni l'ho sostenuto su facebook ed a voce alle persone che mi circondavano: io voglio che rimanga Berlusconi al Governo. Cazzo!

mercoledì 9 novembre 2011

:)

Si può fare un articolo che comprenda solo un titolo del genere?

domenica 23 ottobre 2011

Altri inutili chiarimenti sui fatti di Arcore

Visti e considerati gli attacchi personali ricevuti in questi giorni da persone che mi danno del violento credendo a tutto ciò che scrissero i giornali a partire dal 6 Febbraio circa ciò che accadde ad Arcore, dove venni arrestato, penso sia il caso di ribadire alcune cose...
La manifestazione consisteva in un sit-in molto numeroso, ma poco apprezzato da alcuni perché era stato spostato dalla posizione annunciata: in fronte a Villa San Martino. Lo spettacolo consisteva in gente che parlava su di un palco e per lo più prendeva in giro il Presidente Berlusconi.

Nacque un corteo spontaneo che tentò di raggiungere la Villa per parallelizzare un altro sit-in, magari un po' meno ridicolo e più politico, anche se l'argomento principale era sicuramente il caso Ruby, motivo per cui si era scelta la città di Arcore.

Il corteo venne fermato dopo poche centinaia (o decine) di metri da un cordone di Polizia ed un di Carabinieri che impedivano l'accesso alle strade da usare per raggiungere la Villa. Decine di tentativi di dialogare con gli agenti, inutili le richieste di scortarci fino alla casa dei misfatti, ogni tanto partiva qualche carica che loro definiscono "di alleggerimento" ed un ragazzo grondante sangue dalla testa viene portato via in ambulanza. Io non c'ero durante questa carica, ho visto però i video dopo, nessuna violenza da parte dei manifestanti, vidi solo questo ragazzo mentre tornavo da un giro al bar e decisi di mettermi il casco non capendo che stesse succedendo... Da lì ci sedemmo innanzi ai cordoni e tutto proseguì tranquillamente.

L'Agente, 1 Maggio 2011
Si disse di un agente ferito da una bottiglia in testa, si raccontava di otto punti di sutura, ma non si vide alcuna ulteriore ambulanza, nessuna macchia di sangue, nessun soccorso e l'agente in questione il primo maggio successivo non aveva niente in testa. Otto punti spariti magicamente nel nulla... Chi ha orecchie per intendere...

Quando capimmo che non saremmo mai arrivati alla Villa abbiamo deciso di spostarci verso la stazione ed occupammo pacificamente un incrocio, tutti sorridenti, comunicando con gli automobilisti e approfittando del calore di un'auto rimasta in mezzo alla strada... Tutto molto allegro e fraterno.

Quando si avvicinarono le Forze dell'Ordine (o presunto tale) tutti alzammo le mai ed un sacco di gente venne manganellata. Non ci furono reazioni particolari dai manifestanti, nessun lancio, solo tentativi di ripararsi dalle manganellate, non so chi di voi le ha mai provate, non sono cose dolci...

Ad un tratto, mentre scattavo una foto, mi sentii spingere dalle spalle, venni scaraventato a destra e sinistra, sentivo il manganello sulla mia testa e sulle bracia, poi un poliziotto tentò invano di togliermi il casco, fra una manganellata e l'altra venni portato sul marciapiede, schiacciato contro un muro e procedettero con l'arresto chiedendomi di consegnare casco e documenti. Lo feci. Urlai di recuperare il mio telefono che era caduto durante la colluttazione, lo raccolse l'Ispettore De Angelis e me lo consegnò prima che mi portassero in questura; il display era a pezzi, nessuno mi rimborserà mai.

Il tutto intorno alle 19.00, l'accusa di "resistenza oltraggiosa a pubblico ufficiale" venne decisa solo alle 23.30, dopodiché mi portarono in cella di sicurezza ed il giorno dopo ci fu il processo per direttissima in cui fu convalidato l'arresto.

Detto questo, PER CHI AMA PARLARE A VANVERA, se non credete alla mia versione siete liberi di recarvi al Tribunale di Monza, piano terra, uffici del Giudice Airò, e consultare tutti gli atti e le deposizioni relative alle udienze del 7 Febbraio e del 22 Marzo, che tanto sono pubbliche. Di più non so che dire, la sentenza del 6 Febbraio 2012 parlerà per me.

giovedì 20 ottobre 2011

Perché MoVimento 5 Stelle

Qualcuno di voi saprà che, insieme ad un amico, ho dato via al MoVimento 5 Stelle pure qui a Sant'Angelo. Presto saremo a farci conoscere in piazza, sotto il gazebo durante le fredde mattine domenicali, per ora stiamo cercando gente interessata a questo "gruppo di lavoro", perché così mi piace definirlo.


Ogni battaglia che si combatta ha bisogno di metodo e l'unico metodo per assumere importanza e visibilità a Sant'Angelo a tal punto da riuscire a cambiare le cose, secondo me, è quello di entrare a far parte dell'amministrazione o, per lo meno, dell'opposizione ufficiale, anche al di fuori del Consiglio comunale.

Qualcuno saprà che non impazzisco per Beppe Grillo per diversi motivi, a partire da alcuni fatti personali che vedono lui fare promesse nei miei confronti in maniera pubblica e poi non rispettarle, ma qui non si tratta di Grillo, si tratta di utilizzare un nome già noto, di far parte di un movimento già affermato (4.7% a livello nazionale, 5.5% nella Regione Molise, 10% nella sola Bologna) e che sostenga ideali meritevoli e condivisibili.

Il MoVimento santangiolino non ha superiori, non è legato ad obblighi di partito, ha carta bianca su qualunque decisione, questo perché è completamente autonomo, nasce e lavora a Sant'Angelo, è formato solo da abitanti di Sant'Angelo, nasce per Sant'Angelo, nell'interesse di Sant'Angelo.

Promuoverà un nuovo modo di amministrare, un nuovo modo di interagire con le persone, un nuovo modo di fare politica, un nuovo modo di vivere la città. Vuole cambiare la situazione attuale uscendo dagli schemi della politica che sono sempre uguali dai tempi della prima Repubblica, vuole ribadire l'importanza della sovranità popolare, dell'interesse pubblico e del valore di ogni singola persona.

Voi lo sapete, sono un sognatore, ma nell'ambito della socio-politica ho sempre mosso il culo, talvolta anche ottenendo risultati... Per questo ho deciso che a Sant'Angelo possa esser parte del MoVimento 5 Stelle al fine di realizzare il mio sogno: realizzare i sogni di tutti.

mercoledì 19 ottobre 2011

A partire dalla Torino - Lione

Prima parlare del 15 Ottobre, per cui ci vorrebbe qualche ora, e del 23 Ottobre, per cui ci vorrebbe una dose di tranquillanti, voglio proporre semplicemente uno spot che andrà presto in onda su Rai Tre.


Lo trovate cliccando qui, perché non ho voglia di cercarne il link preciso per incorporarlo direttamente nel blog, anche se su Repubblica è facilissimo.

Io, che in tutta sincerità mi ritengo abbastanza preparato sull'argomento, lo doppierei così:

Immagina un futuro in cui non ci siano treni per i pendolari...
Immagina un futuro in cui le persone possono sentirsi servi di un'unica grande mafia: la 'ndrangheta...
Immagina l'aria infestata di amianto e un futuro ricco di nuove malattie...


Nuove linee veloci per i grandi corridoi europei: da Genova a Milano e da Lione a Ljubljana collegando Torino e Trieste...


Transpadana: ogni giorno vi inganniamo tutti, a partire dalla Torino - Lione.
Forse dovrei doppiarlo seriamente...

lunedì 17 ottobre 2011

La storia del piccolo paese

C'era una volta un piccolo paese...
Nel piccolo paese c'erano le case a sud, la centrale elettrica per dar luce agli abitanti a est, un piccolo museo a nord e ad ovest, in mezzo ai boschi, anche una piccola baita.

Nelle case del piccolo paese vivevano tutti gli abitanti, tranne una famigliola che viveva nella piccola baita, ma che aveva sempre ospiti e riempiva così di gente la valle in cui si trovava il piccolo paese.


Un giorno il sindaco capitalista del piccolo paese, una persona coerente, un uomo tutto d'un pezzo, venne a sapere che dentro la montagna che fiancheggiava il piccolo paese, proprio nei pressi della piccola baita, si trovava un tesoro dal valore inestimabile.


Il piccolo paese però era molto attento all'ambiente, non avrebbe mai potuto permettere che si trivellasse la montagna per trovare il tesoro e il sindaco capitalista lo sapeva, quindi spiegò a tutti che non si sarebbe fatto alcun lavoro del genere, ma che erano state selezionate alcune persone per una semplice perlustrazione nella zona.


Ovviamente la famiglia della piccola baita si oppose ed alle sue lamentele si aggiunsero quelle dei tanti ospiti che la famiglia della piccola baita invitava ogni sera per giocare, mangiare e, qualche volta, passare la notte insieme. Gli ospiti della piccola baita tenevano particolarmente a quel posto e molti decisero di stabilirsi lì. Solo che, la piccola baita, proprio come dice il nome, era piccola, non poteva ospitarli tutti, quindi gli ospiti della piccola baita cominciarono a dormire per terra, poi in giro nei boschi, con delle piccole tende da campeggio, in piccoli sacchi a pelo.


Così il sindaco capitalista del piccolo paese cercò di calmare le acque e spiegò che non c'era da preoccuparsi, se si fosse superato il limite si sarebbe addirittura dimesso.

Un mattino però, gli abitanti della piccola baita vennero svegliati da forti rumori: si alzarono e videro una grande ruspa che distruggeva le loro terre, quando un agente si avvicinò per spiegare con molta gentilezza che il tesoro era diventato una priorità per il sindaco capitalista del piccolo paese e che lo avrebbero cercato proprio dove si trovava la piccola baita. Naturalmente, la famiglia della piccola baita si oppose e con lei anche gli ospiti, ma questa volta si aggiunsero alla protesta anche gli abitanti di tutto il piccolo paese, che divennero a loro volta ospiti della piccola baita.

Ma a nulla servirono le lamentele, dato che vennero recintate con il filo spinato la centrale elettrica, a est ed il piccolo museo a nord. Sui giornali del piccolo paese si annunciò l'inizio dei lavori che avrebbero permesso, nel giro di soli 20 anni, di trovare il tesoro.

La famiglia della piccola baita non capiva, visto che la piccola baita si trovava ad ovest, ma non poteva accettare quel che stava succedendo: le aeree recintate si riempirono di militari con grosse armi, inviati dal sindaco capitalista del piccolo paese, che avevano l'ordine di arrestare tutti gli ospiti della piccola baita che si lamentavano.

Gli ospiti della piccola baita, quelli che dormono in mezzo ai boschi, si lamentavano di continuo e i militari, ogni tanto, sparavo a qualcuno per cercare di spaventare gli altri... Come si dice, colpirne uno per educarne cento.

Tutto ciò costava molto alle casse del piccolo paese,  ma il sindaco capitalista era sicuro che il tesoro avrebbe risolto ogni problema finanziario una volta trovato, iniziò quindi a tagliare i servizi per far fronte alla spesa.

La protesta degli ospiti della piccola baita si faceva sempre più imponente e soprattutto rumorosa. Nonostante fosse pacifica ogni tanto ci scappava il morto, sempre perché ogni tanto qualcuno va punito per questa brutta mania che ha di lamentarsi, ma i giornali del piccolo paese tacevano, anzi, facevano di più: scrivevano che i lavori procedevano bene.

Gli ospiti della piccola baita erano sempre più perplessi perché non era cominciato alcun lavoro: la zona interessata al tesoro era ad ovest e lì vivevano loro, mentre i militari stavano a est e a nord. Ma i giornali assicuravano, anche ai paesi vicini, che i lavori procedevano esattamente secondo i piani.


Un giorno i militari arrestarono una donna, una che viveva nei boschi intorno alla piccola baita dormendo in una piccola tenda, che non solo protestava facendo tanto rumore, ma urlava anche parole fortemente offensive come "diritti umani", "democrazia", "sovranità popolare", "cultura", "costituzione"... Insomma, una donnaccia. Venne processata e finì alla forca, così il sindaco capitalista del piccolo paese poté dimostrare agli altri piccoli paesi che lui sapeva gestire bene la situazione e che potevano fidarsi di lui al punto da donare qualche soldo, ogni tanto, al piccolo paese, così poi si sarebbe potuto dividere il tesoro.


Ma l'arresto non fermò la protesta degli ospiti della piccola baita che invece si distribuirono in tutto il territorio, invasero i piccoli paesi confinanti per spiegare a tutti gli abitanti cosa stava succedendo alla piccola baita.


Nel frattempo la situazione rimaneva stabile: a nord ed est vigilavano i militari, alla piccola baita non cominciava alcun lavoro per la ricerca del tesoro, ogni tanto veniva arrestato o sparato qualcuno, i giornali parlavano di lavori a buon punto ed il sindaco capitalista del piccolo paese si arricchiva con le donazioni dei piccoli paesi confinanti, che teneva tutte per sé.


Il sindaco capitalista del piccolo paese era ormai l'uomo più ricco che ci fosse, raccoglieva soldi da tantissimi piccoli paesi che, a loro volta, dovettero sospendere i servizi ai cittadini ed aumentare le tasse. Il sindaco capitalista del piccolo paese però era felicissimo, ormai nemmeno sapeva cosa farsene di tutti quei soldi, ma a lui piaceva possederli, si sentiva potente e forte.


Gli abitanti di tutti i piccoli paesi confinanti però stavano pian piano comprendendo la protesta degli ospiti della piccola baita e cominciavano anche ad esser disperati perché per cercare il tesoro erano arrivati a pagare tasse altissime e molti non arrivavano a fine mese.


Negli anni a venire la protesta si fece dunque sempre più grande, tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi esistenti erano ormai dalla parte degli ospiti della piccola baita. Anzi, erano diventati a loro volta ospiti della piccola baita. Per tutti i sindaci di tutti i piccoli paesi era ormai difficilissimo mantenere il controllo della situazione, tutti gli abitanti erano in rivolta e per loro era il caos.


Anche alcuni militari, che ormai non venivano nemmeno più pagati per il servizio che prestavano, cominciavano a porsi dalla parte degli ospiti della piccola baita e qualcuno di loro diventò anch'esso un ospite della piccola baita. Ma i giornali, pagati coi soldi dell'ormai ricchissimo sindaco capitalista del piccolo paese, continuavano a parlare di lavori che proseguivano e paragonava le proteste degli ospiti della piccola baita ad atti di terrorismo. Certo, nel piccolo paese ormai era divenuto fuori legge anche solo aprire un libro per studiare, quindi era davvero facile passare per terroristi.


Un giorno, tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi, affamati ed in cerca di diritti,  decisero di raggiungere il sindaco capitalista del piccolo paese per esiliarlo e ristabilire la pace nella zona. Giunti al suo ufficio però non credettero ai loro occhi: una stanza piena di montagne di denaro, banconote ovunque, tutto era fatto di banconote e monete: i tavoli, le sedie, i quadri, i fogli... Nel piccolo bagno dell'ufficio del sindaco capitalista del piccolo paese anche la carta igienica era fatta di banconote di grosso taglio. Ma del sindaco capitalista nessuna traccia.

Lo trovarono tempo dopo, mentre raccoglievano tutte le ricchezze per distribuirle a tutti gli abitanti di tutti i piccoli paesi: era ormai senza vita, affogato sotto una montagna costruita coi suoi stessi soldi, quelli che aveva sottratto a tutti i piccoli paesi confinanti. Ne aveva raccolti così tanti da perderne il controllo e così morì sommerso dalla propria avidità e dal proprio egoismo.


Il piccolo paese distribuì equamente tutti i soldi, così tutti i piccoli paesi confinanti si stabilizzarono, i militari poterono tornare dalle loro famiglie, il piccolo paese riottenne l'accesso alla centrale elettrica ed al piccolo museo e costruirono insieme un nuovo piccolo paese in cui vigeva la legge dell'amore, della fratellanza, della libertà e dell'uguaglianza.


E la famiglia della piccola baita? Continuò a vivere serena in mezzo ai boschi, ospitando ogni giorno decine di amici. Il fantomatico tesoro non venne più cercato. Mai più.

sabato 15 ottobre 2011

Giornata della rabbia: perché non sono in piazza

Sono costretto a scrivere queste parole con l'amaro in bocca, perché davvero ci tenevo tanto a partecipare a questa manifestazione, ma alcuni imprevisti e problemi me l'hanno impedito.

Innanzitutto il costo, che era accettabile, poi è salito, poi è ri-sceso, ma ormai avevo preso impegni (in parte sempre relativi alla manifestazione)...

Inoltre, se devo spendere dei soldi, dato che ce n'è pochi, vorrei farlo con intelligenza. In cosa si trasformerà questa rivolta? Sarà un altro 14 Dicembre di scontri, massacri, paura e fughe? In questo caso non voglio farne parte, perché in quell'occasione fui fra i pochi a rimanere sino alla fine, quando cercavamo di star dalla parte di alcuni studenti medi braccati da Carabinieri che si vantavano di come avevano picchiato giovani ed anziani pochi istanti prima. E cosa ne conseguì? Un sacco di danni alla città per vedere, dal giorno successivo, scemare una rabbia ed una indignazione che, sfruttata nel modo giusto, avrebbe permesso la presa del Senato nel giro di un paio d'ore.

Ci saranno scontri oggi, è prevedibilissimo, personalmente temo un altro Giuliani, Ma per cosa? Per mantenere le piazze, occupare le strade ad oltranza ed invadere Montecitorio; solo così ci sto, altrimenti è inutile rischiare un altro arresto, spendere soldi, tempo e fatica. Servono idee chiare, spirito di sacrificio e determinazione: se si vuole prendere la piazza bisogna farlo con tenda, coperta e sacco a pelo, non bisogna smuoversi dal punto che si è deciso di occupare e bisogna studiare insieme una strategia di lavoro per ottenere il maggior impatto mediatico possibile e raggiungere il maggior numero di obiettivi limitando la violenza all'indispensabile.


Se Roma, dopo la giornata di oggi, rimarrà occupata, io raggiungerò i compagni.

giovedì 13 ottobre 2011

Voi dareste fiducia ad un mafioso?

Non voglio entrare nel merito politico della vicenda di qualche giorno fa, ho già spiegato i fatti qui e su Facebook ho dato ragione a Berlusconi che parla di errore tecnico perché, parliamoci chiaro, il peggio (IL PEGGIO) che possa succedere con un nuovo voto di fiducia sarebbero 314 voti per la maggioranza e 293 per gli avversari (a cui non voglio affibbiare il nome di "opposizione"). Il titolo che ho scelto per questo articolo altro non è che il testo di un cartellone che portai a Roma lo scorso 14 Dicembre.
Questo perché si corre il rischio, come accennato, di veder porre alla Camera un nuovo voto di fiducia per tentare di dare una spallata al Governo. Se ciò venisse fatto prima di Sabato sarebbe il caos: Berlusconi vincerebbe e le piazze, già in rivolta il giorno 15 per la giornata della rabbia (mobilitazione mondiale da gli USA all'Europa tutta), esploderebbero. Nulla vieta il fatto che questo verbo possa divenire qualcosa di diverso da una metafora.

I cosiddetti indignati si preparano oggi ad una nuova notte in tenda, in via Nazionale, si parla di 970 pullman da tutta Italia (dato non verificato) che Sabato mattina fermerebbero le gomme sul suolo romano, movimenti di tutti i tipi e sindacati di base pronti ad invadere la Capitale, SEL, IDV e PD decisi a fiancheggiare i manifestanti (purtroppo, aggiungerei).

Dunque una domanda: Chi di noi darebbe fiducia ad un mafioso? Qualcuno ora commenterà che Berlusconi non ha alcuna condanna per Mafia, che io sono in malafede, che sono di parte (embè?) etc... A costoro rispondo con tale video e chiedo di ignorare gli ultimi secondi, in cui parla una voce fuori campo che non mi rappresenta.

Silvio Berlusconi difende a gran voce due soggetti non indifferenti dunque, Dell'Utri e Mangano, ammettendo di averci avuto spesso a che fare in passato e di avere con loro un rapporto di amicizia. Ecco, al contrario di quanto sostenga il Presidente però, Marcello Dell'Utri è stato condannato a sette anni di carcere in primo e secondo grado dal Tribunale di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa rispettivamente nel 2004 e nel 2009.

Non solo! Oltre a proteggere tale mafioso, riesce anche a schierarsi dalla parte di Vittorio Mangano, sostenendo (programma Ominubus, su La7, 9 Aprile 2008) la tesi di Dell'Utri secondo cui una delle "teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia" (così lo definì Falcone) sarebbe un eroe.

Come non bastasse Silvio Berlusconi è stato per anni a capo del partito politico fondato da Marcello Dell'Utri, Forza Italia, sostenendo cui il suo lavoro ed anche le sue malefatte. È evidente che un uomo così vicino a Cosa Nostra e così deciso a proteggerne i membri abbia degli scheletri nell'armadio o abbia, per lo meno, interessi personali che lo leghino alla Mafia.

Dunque, come lo scorso Dicembre, torno a domandare, voi dareste fiducia ad un mafioso? Undici mesi fa risposero di sì...

venerdì 30 settembre 2011

Lunedì prossimo la sentenza per i fatti di Arcore

Domenica 6 Febbraio il Popolo Viola organizzava una manifestazione contro il Presidente Silvio Berlusconi ad Arcore, presso la sua residenza. Per problemi di numeri, così almeno è stato dichiarato, la protesta è stata poi spostata innanzi al Municipio.

L'idea non è piaciuta ai più, in poco tempo è quindi nato un corteo spontaneo che ha tentato di raggiungere Villa San Martino senza però riuscirci a causa delle Forze dell'Ordine che l'hanno impedito.

Qualche ora dopo un gruppo di manifestanti si è spostato in direzione della stazione ed ha occupato pacificamente un incrocio, serenamente, comunicando coi passanti e gli automobilisti. Qui son partire le cariche della Polizia che hanno arrestato me e Giacomo, senza motivo, senza che stessimo svolgendo alcun atto violento o vandalico, nel frattempo molti ragazzi sono stati manganellati nonostante fossero tutti in fila con le mani alzate in segno di innocuità.

Diverse ore dopo, fra le 22 e le 23, è stato deciso di accusarci di resistenza a pubblico ufficiale. Il giorno successivo, dopo una notte in cella, c'è stato il processo per direttissima durante il quale sono stati convalidati gli arresti, il 22 Marzo una balzana udienza per l'ascolto dei testimoni (Digos e Polizia) e Lunedì 3 Ottobre ci sarà la sentenza.

A presto per gli aggiornamenti!


mercoledì 14 settembre 2011

sabato 3 settembre 2011

Sette giorni per tornare alle origini...

Arrivato a Canicattì il Mercoledì sera mi aspettavo di fissare il rientro per Sabato, massimo Domenica, appena dopo il matrimonio di Ester per cui avevo raggiunto la punta dello stivale. Ovviamente il tutto è andato diversamente, come ogni volta che mi impegno a programmare qualcosa, dunque mi sono trattenuto per sette giorni.

Andiamo per ordine. Ester è mia cugina, una bellissima cugina col viso da bambolina che gentilmente mi ha invitato al proprio matrimonio da favola. "Da favola" perché certe cose le avevo viste solo nelle storie che leggevo da bambino... Suo marito, Salvatore, anch'esso un bel ragazzo, l'ho conosciuto la sera del mio arrivo (se non vado errando) e mi ha fatto una buona impressione.

Sempre quella sera ho conosciuto anche un cugino francese che vive a Parigi, Alessandro, con cui mi sono trovato subito in sintonia e con cui ho passato la maggior parte del tempo divertendomi alla stragrande ed imparando un sacco di cose nuove; spero che per lui sia stato lo stesso. Alessandro è una delle (decine di) persone conosciute questa estate con cui non intendo interrompere i rapporti, anche se dovremmo impegnarci a bere e fumare di meno quando stiamo insieme. Ale deve ancora imparare a fare il caffè. Quello vero! :D

Le persone degne di nota conosciute in questa vacanza sono davvero tante, ma ovviamente non le scriverò tutte considerando anche che mi sono svegliato tipo un'ora fa quindi voglia zero, ma non posso evitare di scrivere di Jasmine (si legge "Iasmìn", brutti ignoranti!). La cuginetta è molto carina e piena di ragazzini che le ronzano attorno, ma è anche una ragazza intelligente e con la testa sulle spalle. Ha aiutato me e Ale a non perdere la testa in diverse occasioni, mentre in altre ce l'ha fatta perdere lei... Oltre alla pazienza...

Finite le presentazioni principali stendiamo poche parole sul matrimonio: credo che mai più vedrò uno spettacolo simile! Non saprei descriverlo in breve effettivamente... Un luogo, anzi, una location (cit.) fantastica, una quantità (e qualità) di cibo senza eguali, un'atmosfera magica, un divertimento assoluto! Soprattutto un matrimonio giovane, tutt'altro che noioso, adatto a tutti.

Per il resto mi sono divertito ogni giorno grazie alle persone con cui ho passato del tempo e debbo ringraziare tutti per l'ospitalità degna dei veri terroni :)




lunedì 15 agosto 2011

Il dono dell'ubiquità

Secondo Massimo Numa, noto giornalista (parolone!) de "La Stampa", il sottoscritto sarebbe in grado di trovarsi in più posti, anche molto lontani, contemporaneamente. Devo ammettere che mi piacerebbe avere poteri simili, ma per ora mantengo i normali limiti di tutti i comuni esseri umani.

L'articolo in questione risale ad oggi, 15 Agosto 2011 e si può trovare qui. L'autore trascrive esplicitamente il nome di due ragazze piemontesi molto attive e pacifiche, che spesso si sono distinte appunto per i loro tentativi di comunicazione verbale con le Forze del cosiddetto Ordine; dopodiché, fra le ultime righe, compaiono anche il mio nome ed il mio cognome, con tanto di indicazioni circa la mia funzione all'interno del movimento:
Ieri infine Digos e carabinieri dei Cacciatori di Calabria hanno bloccato una quarantina di attivisti, guidati da Simone Cavalcanti, un lodigiano in Val Susa da mesi, ormai esperto di sentieri e postazioni. Quasi tutti residenti fuori dal Piemonte. Tra questi, alcuni soggetti con precedenti di polizia per scontri di piazza avvenuti in tutta Italia.
I fatti si riferiscono alla sera prima, 14 Agosto 2011 dunque, ma come è possibile che io fossi in Valle a guidare i NOTAV se mi trovavo a S.Angelo Lodigiano? In via Mazzini per l'esattezza. Com'è possibile che ieri sera io abbia dialogato, giocato, scherzato, bevuto e mangiato in compagnia di gente che si trovava a S.Angelo?

Tutti ben sanno che io, seppur con grande tristezza (causata da una lunga serie di motivi), ho lasciato il campeggio chiomontino lo scorso venerdì, percorrendo le solite linee Chiomonte-Torino, Torino-Milano. Lo testimonia anche Facebook.

Ecco l'ennesima dimostrazione dell'attendibilità della stampa italiana; dopo le evidenti pressioni ricevute dalla Digos direttamente in Valle la scorsa settimana, il mio nome finisce su un giornale leggibile online in tutta Italia (e pure all'estero) riportando una grandissima menzogna che potrebbe provocare anche delle ripercussioni nella mia sfera sociale: nel caso io ieri sera avessi rinunciato a qualche impegno cosa penserebbe di me ora la gente coinvolta? Ora si vedrà come reagire, fatto sta che questo non può essere chiamato "giornalismo".

giovedì 11 agosto 2011

Cavalcanti! Vieni qua! Documenti!

Questa mattina mi sono alzato molto tardi; non che avessi sonno, ho forzato molto la mia permanenza in tenda, ma ero scazzato perché questa notte sono andato a nanna dopo un'assemblea spontanea che ha prodotto molte conclusioni su cui meditare parecchio.

Lavatomi i denti ho mangiato due fette biscottate ed ho conosciuto Carla ed Alfio, con cui, anche in compagnia di Paola, ci siamo diretti alla Baita. Il percorso non è difficile, in un quarto quarto d'ora, massimo venti minuti, si giunge facilmente a destinazione e si ammirano sia gli splendidi paesaggi della Valle, sia la natura semi-incontaminata dei boschi. Il "semi" è dovuto, visto e considerato tutto ciò che ha prodotto la militarizzazione dell'area.

Arrivati alle spalle del Museo Archelogico (Occupato dalle Forze dell'Ordine), oltre ai bei ricordi hanno cominciato a riaffiorare le solite scritte SI TAV probabilmente realizzate dagli sbirri. Una di noi ha cominciato a coprirle con un pennarello. In quel momento sento alle mie spalle: "Cavalcanti! Vieni qua! Documenti!". Eccoti spuntare il solito digossino che ormai mi cura ovunque vada con la sua faccia antipatica ed i suoi modi saccenti, minacciando la ragazza di denunciarla per imbrattamento (chissà se l'han fatto davvero)...

Ci han tenuti fermi quaranta minuti, portando via i nostri documenti per i soliti "controlli di Polizia", così li definiscono. Ovviamente quando mi hanno restituito la carta di identità questa non era più nel suo involucro, perché evidentemente non si sono accorti che essendo trasparente si può leggere attraverso... Il tutto è stato ovviamente accompagnato dalle classiche riprese video della Polizia Scientifica.

Ancora mi chiedo per quale motivo mi chiedano i documenti tutti i giorni. Mica cambiano, son sempre gli stessi... Successivamente siamo riusciti ad arrivare a destinazione, abbiamo girato un po', conosciuto persone e cose... Ma di questo parlerò in un altro articolo.

mercoledì 10 agosto 2011

Mi hanno identificato per la mia azione criminale

Ieri sono arrivato a Chiomonte in perfetto orario: 18.57.

Una ventina di minuti per arrivare al campeggio (Pina era in ritardo e non avevo voglia di aspettare) e subito ho montato il mio rifugio, quindi ho deciso di dare una mano a dei compagni di Cremona che avevano problemi con la loro tenda. In serata, sempre con loro, ho acceso un fuoco che ci ha tenuti al caldo fino circa all'una...

Questa mattina mi sono alzato tardi, una lavata veloce con la freddissima acqua della Dora e poi giù al ponte. Il cancello è aperto, sempre, perché ormai c'è poca gente, ma gli sbirri si sono accampanti anche sulla collinetta che avrei voluto utilizzare come zona pranzo/cena. Stronzi. La loro area, occupata più o meno legittimamente, si estende sempre più; sono peggio della muffa.

Qui non sta succedendo nulla di particolare, motivo per cui fra qualche giorno mi sposterò alla Baita, però questa mattina sono stato identificato in quanto ho appiccicato delle pericolosissime foto su un cartellone nei pressi del cancello. Oggi, forse, insegneremo agli sbirri l'alfabeto, perché ho come l'impressione che non siano molto evoluti, dato che per identificarmi hanno estratto la carta d'identità dalla bustina in cui era contenuta: il classico involucro trasparente dei documenti...

sabato 6 agosto 2011

La chiamano Protezione CIVILE

Gli italiani riescono ogni giorno a stupirmi di più: appena abbasso un attimo la guardia pensando che il fondo sia ormai stato toccato, ecco che spunta qualche idiota munito di pala e piccone, perché impegnandosi è sempre possibile arrivare ancora più in basso!

Così, in seguito al mio arresto dello scorso 6 Febbraio, eccoti il pidiellino di turno che pensa bene di usare la mia immagine per sputtanare conoscenti ed amici che mi stanno attorno, magari apprezzando la mia compagnia...

Si scatena quindi il caos, provocato un po' dall'arroganza delle persone in malafede, un po' dall'ingenuità delle persone, un po' dai giornali che mi dipinsero come un violento. Si fa girare una foto di me ad una festa tranquilla e divertente e si cerca di smontare chi, in quell'occasione, aveva voluto e permesso la mia presenza, sapendo che nulla di male poteva trasparire in tutto ciò...

Insomma, la solita storia di gossip all'italiana, la solita storia di infamia all'italiana, la solita storia di idioti italiani. Ne consegue che la gente non ci sta: queste azioni sono vergognose e non delineano certo un comportamento adulto e responsabile.

La Protezione Civile di San Colombano quindi si sfalda e tutta la gente con cervello presenta le proprie dimissioni, anche i fondatori. Ora rimangono solo i cretini pidiellini, senza i numeri di prima e con metà delle competenze...

La chiamano Protezione CIVILE.

lunedì 11 luglio 2011

Verbale di perquisizione personale. Notare che 7+9 dovrebbe fare 16, non 15

Oggetto: Verbale di perquisizione personale, ai sensi dell'art. 4 legge 152/75 di operata nei confronti di:

CAVALCANTI Simone, nato a Milano il 23.03.1989, residente a Sant'Angelo Lodigiano (LO) in Via Calabresi nr.10, libero studente, identificato mediante c.i. nr. AO2202434, rilasciata dal comune di Sant'Angelo Lodigiano in data 19.12.2007

L'anno 2011 addì 04 del mese di luglio alle ore 18.40 in Chiomonte (TO) negli uffici del Comando Stazione Carabinieri.--
I sottoscritti Ufficiale e/o Agenti di P.G. Mar.Ca. DE MARCO Eugenio e App.Sc. NIEDDU Gian Mario, effettivi al reparto in intestazione, Mar.Ca. MORFUNI Massimo, in servizio al 6° BTG Toscana, nel corso di servizio di vigilanza e ordine pubblico, danno atto che in data odierna dalle ore 18.20 alle ore 18.30 nelle circostanze di luogo suddette hanno proceduto alla identificazione della persona in oggetto indicata, trovata in atteggiamento sospetto alla stazione ferroviaria di Chiomonte e a seguito dei disordini avvenuti in loco in occasione della manifestazione dei movimento NOTAV accaduti il giorno 03.07.2011, data la necessità e l'urgenza che non consentivano un tempestivo intervento dell'A.G., hanno proceduto alla perquisizione, al solo fine di accertare l'eventuale possesso di armi, esplosivo o strumenti atti ad offendere indosso al CAVALCANTI Simone.--------/
Prima di procedere alla perquisizione CAVALCANTI Simone è stato informato della facoltà di farsi assistere da un legale o da altra persona di fiducia purché prontamente reperibile e in merito lo stesso riferiva: non ho intenzione di farmi assistere da un legale.-------//
La perquisizione ha dato esito positivo, in quanto all'interno della tasca destra dei pantaloni veniva rinvenuto nr.1 (uno) coltello marca Opinel France, con manico in legno e ferro lungo 9 cm e lama a punta lunga 7 cm, per una lunghezza totale di cm 15.-------//
All'interno dello zaino veniva altresì rinvenuto: una mascherina da protezione da gas con filtro, occhialini da piscina color azzurro, un casco protettivo da montagna marca Salewa di colore rosso.------//
Per quanto sopra, configurandosi l'ipotesi di reato di cui all'art.4 legge nr.110/1975 ""Porto di armi ed oggetti atti ad offendere", si procedeva a sequestrare l'arma predetta e il materiale suddetto con atto a parte.-----//
Di quanto sopra è stato contestualmente redatto il presente verbale in triplice copia di cui una viene consegnata all'interessato, una viene trasmessa immediatamente al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino per la convalida e l'altra conservata negli atti di questo ufficio.-------------------------------------
F.L.C.S. in data e luogo di cui sopra.--------

venerdì 8 luglio 2011

Siamo tutti Black Bloc!

FONTE

Almeno sette ore di guerriglia ininterrotta, lacrimogeni usati come proiettili per colpire direttamente i manifestanti, migliaia di persone costrette a respirare gas CS, arma vietata in tutte le guerre internazionali... Servono davvero poche parole per descrivere quei momenti. I miei occhi bruciano ancora se li strofino, la mia pelle è ancora calda, mal di stomaco e di testa si alternano e distraggono dalle cose importanti...
Il tutto è iniziato Sabato sera, coi preparativi al presidio di Chiomonte: si prevedeva, vista l'esperienza del Lunedì precedente, un massiccio uso di lacrimogeni al CS, quindi ecco preparare tutti insieme decine di bottiglie piene di acqua e Maalox o bicarbonato, distribuire i limoni, le bandane per coprire naso e bocca... Si preparava in allegria, seppur con un po' di tensione, tutto il materiale dedito al primo soccorso, si spiegava cosa fare e dove andare, si raccomandava di non prendere iniziative stupide, di non isolarsi, di rispettare i compagni, di non aggregarsi a percorsi che non si fosse stati sicuri di riuscire ad affrontare fino in fondo... Qualche bicchiere di vino ed un piatto di pasta accompagnava la serata precedente alla manifestazione, in compagnia, in allegria, coltivando speranza e buonumore.

Il mattino successivo mi sono alzato presto: durante la notte era salito un forte vento che aveva ribaltato un gazebo, fatto volar via un tenda e rovinato il sonno a molti... Anche a me, perché ho passato diverse ore a sistemare la condizione della mia tenda. Insieme a diversi uomini e donne di ogni età abbiamo cominciato a riordinare il presidio, preparare la colazione ed offrirla a chi, man mano, raggiungeva il posto; molto lavoro, ma tutt'altro che pesante vista la situazione amichevole e familiare che rendeva tutto molto bello. Unica preoccupazione per noi che sapevamo i dettagli della giornata era la condizione dei compagni che partivano da Giaglione: qualche telefonata ogni tanto calmava gli animi, ma non a lungo, perché quella parte di manifestanti avrebbe dovuto assediare, circondare le recinzioni della Maddalena e rimanere lì, nei pressi del cantiere, in mezzo alle terre tolte ai rispettivi proprietari in maniera illegittima, intorno a quella zona che per cinque mesi avevano presidiato con amore e coraggio. Lo scopo era quello di trasmettere un messaggio forte: la Valle non ci sta. L'Italia nemmeno. Siamo qui e non ce ne andiamo.
Più tardi del previsto, ma con un'affluenza superiore alle aspettative, la zona della centrale si riempie di folla: arriva gente da ovunque! Da Chiomonte, da Exilles, senza sosta... I tornanti che portano dal presidio al centro di Chiomonte sono stracolmi di gente, numerosi giovani occupano addirittura la riva del torrente, è uno scenario fantastico. Dal fronte di Giaglione arrivano però cattive notizie: appena i NOTAV si sono avvicinati alle reti (invalicabili, sia chiaro, c'è filo spinato ovunque) e vi si sono aggrappati son partiti con fumogeni ed idranti dando vita ad un vero massacro. Si spara mirando la testa ed il corpo dei manifestanti, che giustamente sono muniti di fazzoletti, sciarpe, indumenti che coprano l'intero corpo, guanti, maschere antigas e occhialini, insomma, tutto il necessario per prevenire le pesantissime conseguenze dei liquidi urticanti e del gas CS. La pioggia, così si può definire, di lacrimogeni era incessante, così ognuno ha deciso di tentar la difesa meglio che potesse: con pietre, bottiglie e quant'altro a disposizione. Ci sono stati tentativi di avvicinamento pacifico, ma vani.
Dall'altra parte intanto, nella zona del presidio in cui mi trovavo io, Beppe Grillo teneva il suo discorso. Personalmente penso che non fosse il luogo né il momento, seppur ciò che ho sentito l'ho in gran parte condiviso, fatto sta che ha attirato un sacco di gente davanti alle barricate, da cui è scappato appena cominciati i problemi. C'era davvero tantissima gente, i tornanti che portavano a Chiomonte erano stracolmi, ma io pensavo ai compagni alla Maddalena, a quanto stessero soffrendo ed a quanto noi non stessimo facendo nulla per evitarlo.
Quindi ho cercato un po' di gente disposta a passare per i boschi e raggiungere i manifestanti partiti da Giaglione: si sono uniti in tanti, molti altri stavano già partendo. Il primo tratto si poteva percorrere molto facilmente grazie al sentiero: un elicottero volava sopra di noi, i manifestanti sui tornanti di fronte ci davano indicazioni sulla posizione delle Forze dell'Ordine, ma molti hanno avuto paura, così abbiamo visto battersi in ritirata almeno una cinquantina di persone... Noialtri abbiamo invece proseguito: non era un gioco, non stavamo facendo a gara di coraggio, non si trattava di una sfida; dovevamo tentare di far qualcosa per aiutare i compagni in difficoltà! Arrivati nella zona delle vigne eravamo abbastanza scoperti e l'elicottero che sorvolava il territorio faceva un po' più paura, andavamo di fretta, in fila indiana, ci si aiutava a superare gli ostacoli più problematici senza bisogno di chieder nulla, c'era tanta fratellanza. Quello che mancava era l'odio di cui hanno parlato i media, l'intenzione gratuita di far casino, la cattiveria... Più ci avvicinavamo alla Maddalena, maggiore era l'odore dei CS, gli occhi cominciavano a bruciare, quindi è iniziato il passaggio di limoni, Maalox ed acqua, anche qui senza dover chiedere o aspettarsi ringraziamenti particolari, non ce n'era bisogno, i sentimenti che attraversavano i nostri cuori li si poteva comprendere anche soltanto guardando i nostri occhi lucidi. Sciarpe, mascherine ed occhialini hanno fatto la loro comparsa: non si respirava più. Ci siamo fermati pochi minuti nel bosco per ritrovarci tutti assieme, e darci due indicazioni, come quella di stare a maggior distanza l'uno dall'altro per non rischiare di caderci addosso etc...
Non sapevamo che alla centrale, luogo da cui eravamo partiti, era cominciata una vera e propria guerriglia.

Pochi minuti ed è cominciato il caos: si vede un casco, ai nostri piedi vengono sparati i lacrimogeni al CS, ci si allontana di corsa verso l'alto, qualcuno di noi cade ripetutamente, spesso siamo costretti ad arrampicarci ove la morfologia del terreno non permetteva di correre o saltare. Ero quasi in testa al gruppo, ad un tratto mi volto e vedo che solo un compagno mi sta seguendo; tutt'ora non so che fine abbiano fatto gli altri, se son scappati altrove, se son stati fermati, se hanno avuto problemi per il gas... Non so nulla e spesso ci penso. Davanti a me correvano un ragazzo ed una ragazza, che durante la fuga ho perso, per poi ritrovarli più avanti, rimanendo dunque in quattro contando il ragazzo che correva con me. Per un lungo tratto siamo stati seguiti, continuavano a lanciarci lacrimogeni, poi siamo riusciti a trovare dove ripararci, bere, riposarci e soprattutto conoscerci. Dalla nostra postazione vedevamo perfettamente la Maddalena, le decine di camionette che continuavano ad arrivare dall'autostrada e le scene di guerriglia spaventose... L'uso ininterrotto del CS, i tentativi di caricare della Polizia... Era assurdo: quello che stavamo osservando non era un cantiere, ma un vero campo militare, attorniato da scene di battaglia che parevano di un film...
Siamo rimasti un bel po' fermi, poi abbiamo deciso di tornare alla centrale. Dopo quattro ore nei boschi pensavamo di poter trovare riposo, invece siamo arrivati in uno dei momenti più violenti della guerriglia: dall'alto arrivavano lacrimogeni e sassi, era tutto offuscato, qualcuno distribuiva bottiglie d'acqua, io avanzavo anche se un po' impaurito perché volevo raggiungere il presidio: alcune persone aspettavano il mio ritorno ed erano preoccupate, infatti all'arrivo ho sentito molto calore, mi è stato offerto immediatamente da bere, sono stato coccolato e viziato come un bimbo...

Ma la battaglia non era finita, le forze armate avanzavano, molta gente scappava nei boschi (dalla parte opposta a quella dove mi ero diretto io in precedenza) o verso il paese, i Poliziotti (anzi, forse quelli erano Carabinieri) istigavano ed insultavano le persone mentre prendevano il controllo della strada, della montagna e del ponte. Proprio dal ponte (da cui sparavano ad altezza uomo) sarebbero partite le prime cariche serie se un uomo del 118, da solo, non si fosse piazzato in mezzo fra i militari ed i manifestanti alzando una bandiera bianca e cercando un'intesa. Fino a sera decine di NOTAV non si sono comunque spostati dalla propria postazione, dietro ad una barricata improvvisata con un bagno chimico.

Ripulita l'area del presidio sono andato a Chiomonte, dove una cara signora mi ha concesso un posto letto ed un pasto in pizzeria in sua compagnia. Il giorno dopo, al mattino, risistemazione del presidio e pulizia della zona di guerriglia con recupero del materiale integro. Alle 18.09 avevo il treno da Chiomonte, ma alle 18.05 i Carabinieri mi hanno prelevato e portato in caserma dove sono rimasto per due ore di perquisizioni, controlli e domande. Avevo un coltellino, un Opinel di quelli classici che si usano in campeggio: denuncia. Per loro era un'arma atta ad offendere... Vedete voi.

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giovedì 30 giugno 2011

Il gas usato contro i NOTAV? Tossico. L'Italia è in guerra.

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La situazione alla Maddalena è degenerata: la valle è completamente militarizzata, la zona del cantiere è sorvegliata ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, attorniata dal filo spinato e controllata con telecamere ad infrarossi. Vengono impiegati in tutto 2.000 militari che, coi dovuti turni, coprono il territorio per un numero che arriva a 600 ogni giorno. Nel territorio c'è un continuo spostamento di mezzi blindati vanno e vengono da Chiomonte; uno di questi ha addirittura investito una pensionata di 65 anni, Anna Reccia, senza nemmeno accorgersene: gli agenti hanno scoperto ciò che avevano combinato solo perché casualmente sarebbe caduto loro l'occhio sugli specchietti retrovisori e così avrebbero visto la donna a terra.
Insomma, un vero e proprio campo di guerra.

Durante gli sgomberi di Lunedì mattina sono state lanciate centinaia di cartucce a frammentazione per rilasciare gas CS, orto-clorobenziliden-malononitrile usato come gas lacrimogeno, contro centinaia di persone inermi, giovani ed anziani, alcuni dei quali sono anche stati male. Quello che la gente sa è che in Italia vengono usati spesso i lacrimogeni per smaltire qualsiasi tipo di protesta collettiva (difficilmente se ne parla associando i fatti alla cattura o persecuzione dei criminali), ciò che non viene detto è che questo tipo di gas (usato anche durante i fatti del G8 di Genova) è addirittura proibito nelle guerre internazionali.
Soltanto alcuni Paesi al mondo lo usano per le operazioni interne dell'esercito o della Polizia, ma spesso l'ultimo utilizzo risale a decenni fa. Il gas, a contatto con la pelle, provoca un immediato bruciore molto forte che, talvolta, può durare anche a lungo, e costringe immediatamente la chiusura delle palpebre, causando allo stesso tempo una forte lacrimazione oltre che nausea e vomito. In alcuni casi può anche provocare dermatite da contatto, un'infiammazione della pelle. Il gas CS è classificato come arma non letale, eppure sono dimostrati alcuni effetti tossici: il gas può gravemente danneggiare alcuni organi importanti come polmoni, cuore e fegato ed addirittura sono state trovate correlazioni fra il CS e gli aborti spontanei nelle donne. Quest'arma aumenta la sua pericolosità se utilizzata in ambienti chiusi ed i boschi nei quali sono stati assaliti i NOTAV di certo non aiutavano a disperdere il gas.

Per questo motivo quello inflitto ai manifestanti qualche giorno fa può essere considerato un vero e proprio massacro, senza poi contare la distruzione e vandalizzazione del campo, delle tende, degli oggetti... Quanto costa poi l'utilizzo di questa enorme struttura militare al popolo italiano? Agli svariati miliardi investiti in un progetto che probabilmente non vedrà mai il compimento, oltre alla distruzione di un territorio, quanti soldi si dovranno aggiungere per dieci anni di militarizzazione quotidiana della valle?

L'unica realtà incontestabile è che il Governo abbia lanciato una vera e propria guerra contro i propri Cittadini. A dieci anni dal disastro del G8, dei fatti della scuola Diaz, ecco che in Italia torna la paura per possibili soprusi di un intero esercito contro il popolo civile manifestante, la paura che ancora una volta ci scappi il morto in seguito alla difesa dei propri diritti. Domenica 3 Luglio a Chiomonte ci sarà una manifestazione pacifica a carattere Nazionale: da tutta Italia sono in preparazione mobilitazioni verso la Valle di Susa, è previsto che partecipino diverse decine di migliaia di persone: tutti sono invitati. La costruzione del TAV è un problema che riguarda l'intero Paese, è inutile nascondersi dietro un dito ed abbandonare il movimento NOTAV a sé stesso, è inutile girarsi dall'altra parte facendo finta che nulla di male possa succedere, che non ci saranno conseguenze ambientali ed economiche letali in seguito alla costruzione del tunnel o che la faccenda riguardi solo i piemontesi.

Mai come ora: "Chi si fa i cazzi suoi oggi fa parte del problema: non si può restare in casa, fuori c'è la guerra, non è tempo di parole, scuse o di omertà" (Cit. Guai a chi ci tocca, 1995, 99 Posse).

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