"Ma non hai paura?".
Tanta, ne ho sempre avuta tanta e continuo ad averne; ho paura quando mi infilo le scarpe, quando carico lo zaino in spalla e mi avvio alla stazione, quando scendo dal treno e muovo gli occhi con sospetto, per accertarmi di non esser controllato a vista... Non si attenuano le mie preoccupazioni mentre cammino per raggiungere gli altri, né quando ci si avvicina alle zone calde, né quando si ride in compagnia su quanto sia assurda tutta questa situazione.
Ho paura, tanta paura, quando le mie dita incrociano le reti, i cancelli, le barricate; me la faccio sotto quando si avvicinano i blindati, quando mi vengono chiesti i documenti per la terza volta in due giorni, quando un enorme mezzo dotato di potenti idranti punta verso di noi, quando i lacrimogeni mi sfiorano il viso (e centrano quello di amici e conoscenti), quando perso nella nebbia del CS non riesco più a reggermi in piedi, quando colpiscono il campeggio e la cucina intossicando in nostro cibo e quando colpiscono gli arbusti provocando incendi.

Ho tantissima paura quando sento urlare persone che scappano, quando vedo una mamma piangere davanti ad un cordone di Polizia perché la sera prima i lacrimogeni sono arrivati sino al suo camper, dove dormiva la figlioletta di sei anni... Mi vengono i brividi quando devo fare un discorso sulla finanziaria a cancello aperto, quando lego le corde ad una rete da abbattere, quando leggo un testo davanti alle forze armate e quando mi vengono a prendere in stazione per tenermi due ore in caserma e denunciarmi per il possesso di un coltellino da campeggio, mentre da un campeggio sto proprio rientrando...
Tremo di paura quando devo correre in ospedale perché hanno gravemente ferito un amico, quando non lasciano passare un'ambulanza, quando prendono alle spalle il ragazzo accanto a me e lo riempiono di manganellate, per poi accusarlo in tribunale "quando l'abbiamo preso non smetteva di muoversi e scalciare". A terra, massacrato da tre, quattro, forse cinque agenti, io non ho potuto contare perché nel frattempo avevano preso anche me; mi assale la paura quando in quattro veniamo fermati durante una passeggiata nel bosco, attorniati da una moltitudine di agenti, quando metà dei volenterosi di accompagnarci a dar man forte ai compagni in Maddalena scappano alla vista di mezzi armati...

Ho paura quando insceniamo una scuola davanti ai cancelli, quando non indietreggiamo all'assalto di una camionetta della finanza, quando, dall'alto, vedo avvicinarsi minacciosa un'onda di caschi che proteggono persone pronte a farci a pezzi... Ho paura quando durante gli scontri perdo di vista gli amici, ho paura quando non rispondono al telefono ed ho paura quando li vedo portar via. Ho paura quando devo fare un viaggio di 600 km per tornare a casa e la stazione è blindata, ho paura quando entro in tribunale.
La paura fa parte di me; ma quel che davvero mi terrorizza è l'indifferenza di chi ancora ride dei miei viaggi in Valle, sono le Forze del cosiddetto Ordine che mi fanno la bella faccia per poi portarmi in una cella, è l'assenza di altre dieci, cento, cinquecentomila persone che invece di stare al mio fianco commentano le manifestazioni e le azioni seduti su un divano, lobotomizzati davanti al televisore.
Ciò che davvero mi incute più terrore sono le persone che ancora mi chiedono cosa penso di ottenere in questo modo, sono quegli sciagurati che tornano indietro a restituirmi un volantino alzando le spalle quando nomino la 'ndrangheta, sono i curiosi che abbandonano il mio presidio quando vedono avvicinarsi gli uomini in divisa, quelli che dicono "non mi interessa", quelli che mi danno del violento perché mi difendo dagli attacchi di uomini armati fino ai denti, quelli che mi dicon di lasciar perdere certa gente che ho solo da rimetterci, quelli che, nonostante tutto, restano in casa a lamentarsi dei debiti da pagare, delle bollette da saldare, dei figli che non riescono a trovare lavoro e degli amici e parenti licenziati o in cassa integrazione.
Sono quelle persone che si preoccupano delle parole scritte sui muri senza leggere cosa dicono, sono quelle persone che che gridano ai Black Bloc quando il Capo della Polizia avverte che gli anarchici cercano il morto, quelli che non hanno idea di cosa succeda realmente in determinate circostanze, perché loro non le hanno mai vissute e preferiscono starne alla larga, nuotando senza fine nel loro oceano di merda fatto, mi ripeto, di mutui, bollette, finanziamenti, rate, interessi, malasanità, morti sul lavoro, mafie al potere e mazzette che ormai si distribuiscono come caramelle...
Quella che nasce dalle situazioni di lotta è una paura che si sconfigge nel momento del bisogno. Quello che nasce dall'indifferenza si chiama terrore e non lo si può combattere.
La domanda con cui ho aperto il post mi è stata posta una sera, a Sant'Angelo, parlando di manifestazioni, proteste et similia, davanti ad un uomo che ha vissuto la Resistenza e che non ha aperto bocca; e io che avrei dovuto rispondere? Sì, ho paura. Questo ho risposto. Ora che ho paura che faccio? Rimango a casa così mi sento al sicuro?