venerdì 16 ottobre 2009

Dire, fare, baciare...

Gimme the light, Like glue, Get Busy, Baby boy e, con ordine, tutto il resto di Dutty Rock, la musica che accompagnerà questo post, quasi dovuto oltre che desiderato.

Ho visto una persona, l'incontro era stabilito per discutere, probabilmente litigare, è finito come sempre, è finito nel modo sbagliato, ne sono certo. Il secondo colpo inferto nella giornata di ieri. Davanti alle sue risposte, per la prima ora passata insieme, sono rimasto impassibile, senza un sorriso nonostante vedessi arrancare qualche stupida battuta. Ciò che vedevo però era anche ira, ira che io non giustifico, non ha diritto di incazzarsi per alcunché dopo quello che è successo, che ha fatto, che ho passato.

Poi l'errore, sia stata la solitudine, o forse il fatto che certi gesti mi mancavano, ma mi sono lasciato andare.

Comunque sono andato lì per ottenere una cosa e chissà se ci son riuscito davvero, fino in fondo, un buon gesto ieri l'ho già visto, non che cancelli gli errori passati o metta fine alle mie insistenze, davanti a me ho ancora dei mesi prima che la questione di chiuda, mesi in cui non potrò mai essere tranquillo, per nulla, perché c'è sempre qualcuno a cui devo qualcosa, sempre, da troppo tempo ormai. Mi verrà restituito tutto come promesso? Non lo so, ma nel frattempo, piuttosto che accontentarsi del niente, forse deciderò di prendere le dovute precauzioni, anche se riconosco essere crudeli ed egoiste. Non so, continuo a pensarci e sono sempre più convinto di essermi spinto oltre, di dover cancellare qualche proposito, di dover cambiare i miei programmi per Sabato, ho paura che diventi un altro problema, anche se la mia vorrebbe essere una soluzione, null'altro, tornerebbe tutto finito dopo aver raggiunto i miei fini.

Farei sicuramente un torto a qualcuno, ma non mi importa perché sto cercando di mettere me davanti a tutto, i miei soldi davanti a qualunque altra cosa, davvero mi servono, devo campare in qualche modo.

Una sfida, la sua nuova dimestichezza, la sua posizione più forte, ma forse solo all'apparenza, perché le persone non cambiano. Alla fine l'ha fatto, davanti a me le sue sode gambe e non potevo guardare null'altro. Peccato che non avesse vinto lei la sfida di cui sopra, ma io. Quindi su di me, fermezza, ma un bivio che ormai mi ero lasciato sfuggire e non mi rimaneva che aspettare il prossimo svincolo, nel frattempo il calore sulle labbra, sul collo.

Tutto diverso da come doveva andare, fino in fondo. Nemmeno io capivo in che direzione volessi e dovessi andare, non ne avevo idea.
Quello che penso
così in un momento
è in corto circuito con quello che sento.

Quello che sento
così in un momento
è in corto circuito con quello che penso.

Il maniaco depresso, l’ingrippato
che io stesso ultimamente credo d’esser diventato
abituato al compromesso
’o vattesse
’o sparasse
e zittu zittu l’atterrasse
il fottuto controllore di me stesso
confesso:
se la vita fosse un treno dovrei fare il biglietto
guaglió!
Però i contanti non ce li ho
e voglio pure un posto in prima sopra al treno della vita
mo’ te dico tutte cose int’a na vota:
’o bbiglietto nun ’o tengo
’a ccà ncoppa nun me ne scengo
e nun tengo documento: perduto
e si mo’ vaie a chiammà ’e gguardie, l’abboffo ‘e mazzate
che almeno abbascio ’e ccelle se mangia cucinato
he capito?


Allora cosa fare? Sfruttare l'occasione di riavere ciò che è mio, puntare a qualcosa di più forte o tornare indietro? Ieri sera è stato importante, nonostante sia stato sbagliato, eppure potrebbe essere l'unico modo di avvicinarmi alla superficie: col tempo potrei raggiungerla e tirare un sospiro di sollievo, per il momento mi devo limitare a non annegare in questo mare di problemi.

1 commento:

Il Massimo ha detto...

Mi sembra che abbia avuto un enorme calo di autostima anzi direi proprio che la caduta è stata potente.
Su, su, su, la vita continua ....